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Scritto da Giuliano Barbolini il 11/09/2009  Commenti: 0
Ho fatto un po’ di vacanze e spero che tutti ne abbiano potuto fare. Si tratta di giorni indispensabili per ricaricare le batterie e ripartire con maggiore slancio. Da parte mia l’effetto è stato positivo e il rientro mi trova carico e motivato sulle cose da fare e sui problemi da affrontare.
Purtroppo il panorama che offre la politica italiana sembra la fotocopia degli ultimi giorni di luglio, con il solito uomo al comando: il nostro premier. Ormai siamo di fronte a un uomo dall’ego ipertrofico, che si auto elegge “Miglior premier dei 150 anni di storia d’Italia” e parla di donne e donnine nel corso di una conferenza stampa internazionale.
Tutte cose che non fanno certamente bene al prestigio nazionale e che segnano, anche se ancora velatamente, che qualcosa è cambiato nel fantasmagorico mondo di Berlusconi.
Anche fisicamente, con il cerone che in alcune apparizioni televisive sembra franare spossato dal caldo, il nostro premier manifesta segni di cedimento politico e di immagine.
Ma a rendere più evidente l’indebolimento del premier della persona sono i conflitti che si stanno aprendo nel centro destra, con una spavalderia fino a poco tempo fa impensabili. Le stramberie di Bossi, che bilancia il Sudismo di Lombardo, il protagonismo di Tremonti, lo smarcamento continuo di Fini. Segnali inequivocabili che l’impero comincia a vacillare, come se fosse iniziata una possibile parabola discendente che, comunque, può durare anche tutta la legislatura.
Tutto questo prefigura una nuova stagione politica, ma evidenzia anche un tema problematico: è aperta la crisi del Centro destra e l’inadeguatezza delle risposte del governo alla crisi economica, alla disoccupazione, alle questioni sociali la confermano. Ma in realtà la maggioranza tiene ancora nel paese anche perché il PD rischia di essere vissuto come irrilevante. E’ anche per questo che il centro destra mantiene alto il consenso, nonostante le gesta del premier e l’inadeguatezza a governare di questa coalizione.
L’assenza di un riferimento e un’offerta politica credibili sono il nodo: il PD fatica a far emergere questo profilo e la capacità di attrarre nuovi consensi.
Anche il dibattito congressuale, tutto schiacciato sul nome del nome segretario e sulle mozioni, non sembra in grado di animare un dibattito e rende poco attraenti i temi affrontati. Quello che emerge nella comunicazione è un PD impegnato e concentrato al proprio interno, che incapace di dare risposte concrete ed efficaci per l’attuale, difficilissima fase.
Anche per questo ho preso parte ieri, a Firenze, alla riunione dei cosiddetti “non-allineati”, avendo aderito a un documento che cerca di ragionare sui nodi di fondo con cui il PD si deve misurare per essere uno strumento più efficace al servizio della società italiana. Al documento, in realtà aderiscono anche persone che non fanno mistero di appoggiare la mozione Bersani (come me o la stessa Anna Finocchiaro), ma pur condividendo quella impostazione, non intendono semplicemente “parteggiare” per Bersani”: l’obiettivo è tenere più alto il tono del confronto, che sembra più insterilire piuttosto che valorizzare le questioni e le proposte. Nelle dimensioni regionali, poi, si rischia di accentuare le divisioni anziché favorire processi di elaborazione programmatica.
Questo gruppo, che forse, come suggerice Chiti, si dovrebbe chiamare dei “diversamente” allineati, lascia piena libertà di opzione sulle candidature, ma si pone nei confronti dei candidati come un pungolo e uno stimolo. Ci ritroveremo per un’altra iniziativa nazionale entro il mese, prima del primo passaggio congressuale. In questo quadro, è aperta anche la possibilità, da valutare, della creazione di liste regionali a sostegno di quelle candidature che risultino più in grado di rispondere ai temi proposti. Ma questo è un argomento che sarà valutato in base all’evoluzione del percorso congressuale di queste settimane.
I risultati di queste settimane, infatti, ci confermano purtroppo che la scelta migliore sarebbe stata quella di svolgere un congresso tematico, visto che l’attuale discussione non sta facendo emergere quello che chiede la società italiana. Il PD sembra ancora troppo richiuso in se stesso e più che un congresso politico appare come una corsa a tre per la scelta del segretario.
Forti di queste convinzioni, continueremo ad alimentare il dibattito, con l’obiettivo di rafforzare le proposte e le scelte del PD sulle difficili questioni che stanno attanagliando il Paese.

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