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Scritto da Giuliano Barbolini il 07/10/2009  Commenti: 0
Ieri abbiamo avuto il grande "privilegio" di avere in aula al Senato il ministro Tremonti che, a margine della nota di variazione al DPEF, ha illustrato i contenuti della sua finanziaria light. Talmente light, che non prevede nessuna misura a sostegno della crescita e dello sviluppo.
Come gruppo del PD abbiamo sottolineato anche in questa occasione che il problema maggiore per l’Italia è la sua condizione di debolezza strutturale e la scarsa capacità performante della sua economia nella competizione con altri Paesi europei, proprio nel momento in cui sembrano avviarsi alcuni timidi segnali di ripresa.
E’ molto concreto il rischio di rimanere indietro, anche a causa delle pesanti ricadute sull’occupazione che cominciano a dispiegarsi in queste settimane e che sono destinate a durare per gran parte del 2010.  Grandi difficoltà investono anche le PMI per le note ragioni strutturali legate ai noti problemi di sottocapitalizzazione.
Un altro motivo di preoccupazione riguarda le esportazioni, in una fase in cui non è affatto detto che l’export riprenda per noi con gli stessi volumi del passato. Se poi pensiamo che il grande mercato di riferimento, gli Usa, ha i suoi problemi a far quadrare i bilanci ecco che le prospettive, nel medio periodo, non sono affatto rosee.
Quali saranno i paesi in competizione con l’Italia per l’export, che è sempre stata la nostra pincipale risorsa?
In attesa di nuovi scenari, calano intensamente i consumi, come è normale che sia, visto che i redditi da lavoro dipendente e da pensioni hanno avuto in questi anni un calo pesante del potere d’acquisto e un aumento della pressione fisacale.
Le cose necessarie sono sempre quelle: investimenti, sostegno alle PMI (soprattutto nell’accesso al credito e nel sostegno innovazione), defiscalizzazione sui redditi più bassi.
Tutto cose che, se fossero state messe in opera un anno fa quando lo chiedevamo a gran voce, utilizzando un punto percentuale di Pil, avrebbero potuto garantire qualche beneficio all’economia reale e ai cittadini. Ovvio che si sarebbero sforati i prametri sul deficit, ma almeno si sarebbe messo in atto un intervento concreto per una situazione di assoluta emergenza.
Nonostante non si sia ricorso a quella scelta, oggi il disavanzo tra calo delle entrate e previsione di maggiori spese sul 2010  è di 80 miliardi. Una vera e propria voragine, la dimostrazione più evidente che la visione di Tremonti di galleggiare sulla crisi aspettando tempi migliori sta provocando un dissesto economico nei conti dello Stato, senza alcun rilancio dell’economia.
Guarda caso la Ue, al di là di mettere l’Italia sotto procedura di infrazione (in buona compagnia, peraltro) sottolinea la debolezza strutturale del sistema paese, contro la quale non si sta facendo nulla evidenziando invece tutta l’inadeguatezza della nostra politica economica. Lo stile è sempre quello: cercare di raccattare soldi nelle maniere più strampalate e, in qualche caso, criminogene (vedi scudo fiscale), senza un orizzonte strategico di medio e lungo periodo.
Qui non ci sono i disfattisti o gli anti-italiani, ma siamo in presenza di un politica economica sbagliata, che andrebbe analizzata e discussa nelle sedi opportune e non declamata da pulpiti esclusivi come se fosse il vangelo. Il ministro Tremonti non frequenta molto spesso il parlamento e anche ieri, dopo aver declamato le magnifiche sorti e progressive dell’azione del governo, si è dileguato senza alcune possibilità di interloquire e perdendo un’ulteriore occasione per discutere nel merito le misure da adottare.
Tutto il contrario rispetto a quanto accade in Europa, dove si dibatte e di discute insieme e nei luoghi deputati, sugli strumenti più efficaci per superare la crisi
L’ultima considerazione riguarda la finanziaria piuma; lì dentro non c’è nulla, ma abbiamo la certezza che a fine anno il ministro farà un nuovo decreto per recuperare i fondi mancanti.

Ps: Proprio in questi minuti apprendo della sentenza della Corte Costituzionale. Sono contento che principi e valori di legalità siano stati ribaditi e confermati. Ci aspettiamo ordalie padan-popolari in difesa del premier e un’alluvione di improperi contro le istituzioni e contro tutto quello che si frappone al dominio del capo. Ma su questo ragioneremo nei prossimi giorni, quando contro questa prevedibile virulenza e arroganza dell’unto del signore bisognerà impegnarsi a fondo per ribadire i valori di democrazia e di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.

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