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Scritto da Giuliano Barbolini il 04/11/2009  Commenti: 0
Nonostante la soddisfazione per l’esito delle primarie del PD, mi riservo di commentare l’elezione di Pier Luigi Bersani dopo l’assemblea di sabato prossimo, che designerà ufficialmente il nuovo segretario.
Oggi vorrei invece soffermarmi sulla discussione in atto in Senato sulla Legge Finanziaria. Confronto che avviene in mezzo al solito coacervo di provvedimenti sciatti e incerti, che affrontano temi delicatissimi con grande superficialità.
Oggi è stato posto all’attenzione dell’aula un decreto che, di fatto, riforma i servizi pubblici locali e affronta il tema delicatissimo e complesso della privatizzazione dell’acqua,  ovviamente senza tutelarla come bene pubblico fondamentale. Il tutto senza discussione e approfondimenti, come il tema invece richiederebbe..
E’ una litania ormai già vista troppe volte. Il governo presenta i decreti, si accorge dopo qualche tempo di aver commesso qualche errore, ritorna in aula per far approvare le correzioni. E’, ovviamente, un modo di procedere in cui la qualità delle proposte, il profilo dei contenuti è disinvoltamente trattato e confusamente praticato.
Non c’è alcun orizzonte strategico, ma una sostanziale indifferenza e una generale deresponsabilizzazione.
Si tratta di un’immagine sconsolante offerta da questa maggioranza, che dà la sensazione di un navigare a vista o di non navigare affatto.
Un procedere confuso, senza alcuna idea e direzione precisa, se non quella di picchiare sempre sui soliti noti: le autonomie territoriali, gli enti locali, il patrimonio pubblico da svendere, rimandando senza posa l’entrata in vigore dei meccanismi del federalismo fiscale sui quali, peraltro, si mostrerebbe tutta l’inadeguatezza e la faciloneria dei governo e della maggioranza.
Pur in questo contesto desolante, qualcosa comincia ad incrinarsi. Probabilmente il premier ancora non vacilla, ma questa maggioranza, sotto il cerone, comincia a scricchiolare.
L’esempio più eclatante è quello di un governo che sin dal primo giorno si riempie la bocca di sicurezza, ma poi taglia 2,8 miliardi per l’ordine pubblico e le forze di polizia.
Ieri Alfano ha riferito in Senato della vicenda del ragazzo morto in carcere. E i dati sulla insicurezza e le violenze nelle carceri sono allarmanti. Manca un governo della situazione carceraria, politiche efficaci sulla detenzione e la sicurezza.
Tutto questo viene amplificato in tema di politica economica e finanziaria. In queste ore sapremo se al Senato si faranno modifiche o correzioni alla proposta avanzata da Tremonti. Probabilmente si agirà sull’Irap, visto che è un tema ultimamente molto in voga tra le file del centro destra.
L’obiettivo dovrebbe invece essere quello di sostenere le piccole e medie imprese agendo sulla fiscalità che colpisce il lavoro per sostenere l’occupazione. Vanno poi supportati gli investimenti e rafforzato il potere di acquisto dei salari. Ma di tutto questo, ovviamente, non c’è traccia nelle manovre del Ministro dell’Economia.
E’ quasi ovvio che la componenti di An e della Lega comincino a manifestare imbarazzo e disagio come il governo ha gestito la gravissima crisi economica in atto. Così come è emblematico l’esempio di oggi di Maroni che contesta i tagli alle forze di polizia. Vorremmo però cominciare a vedere anche la stagione di qualche coraggioso, o quantomeno di qualcuno meno pavido che non si ritiri al primo stormir di fronda. Sarà interessante vedere come la maggioranza chiuderà la discussione sulla finanziaria. Il re non è ancora nudo, ma qualche smagliatura nel look patinato comincia a vedersi.
L’unica speranza è che le poche modifiche alla legge di bilancio non siano i provvedimenti in favore di Mondadori e del premier di cui si vocifera da qualche giorno per consentire una forfetizzazione, dopo due gradi di giudizio, in materia di debiti. Non sarebbe purtroppo una novità, ma rappresenterebbe l’ennesimo colpo al principio di legalità e di rispetto delle regole.
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