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Scritto da Giuliano Barbolini il 13/11/2009  Commenti: 0
Sono terminate le votazioni sulla legge finanziaria. Si è così conclusa una faticosa e appassionata discussione attorno alla finanziaria del nulla. Un provvedimento che è il massimo esempio e la più alta sublimazione delle politiche tremontiane. Come si fronteggia la crisi? Con la propaganda. Nessuna misura concreta in risposta alle urgenze e alle necessità dei cittadini. E quelle pochissime modifiche introdotte, nulla di più di un vero e proprio dileggio del parlamento.
Dopo una discussione approfondita su nuove e possibili linee di politica economica, molto simili a quelle proposte da tempo dall’opposizione per poter aggredire la spesa e alleggerire il carico fiscale nei confronti del lavoro e delle famiglie, nulla si è mosso. Il relatore della legge ha raccolto pochi e insignificanti emendamenti, ovviamente in accordo col governo, e si è ritornati al classico gioco delle tre carte. L’esempio lampante lo abbiamo avuto sulla sicurezza: la finanziaria stanzia 100 milioni in più, peraltro un brodino caldo rispetto ai tagli ben più corposi già operati, ma li pesca da un fondo di 200 milioni già destinati alla sicurezza. Allo stesso modo il fondo destinato all’imprenditoria giovanile, finanziato con risorse che il governo Prodi aveva già assegnato allo stesso obiettivo.
Niente di più di una presa in giro. Se non fosse che a girare sono gli italiani. L’idea che attraversa la maggioranza è quella di “passare la nottata”, visto che, secondo loro, le famiglie italiane sono risparmiose e le imprese cercano di resistere (e per fortuna questa è una vera risorsa nonostante le politiche del governo). Insomma speriamo di sfangarla e intanto facciamo “ammuina”.
Allo stesso modo il bluff della Banca del Sud, peraltro dichiarata non ammissibile perché non discussa preventivamente in commissione in Senato. Nessuna risorsa concreta, ma solo la remota speranza che, fra qualche anno, qualche privato ci possa mettere un po’ di saldi. Pura cartapesta di mediocre fattura. Lo specchio impietoso di una maggioranza che non ha una politica e nemmeno una strategia. Una maggioranza che, di fronte a un paese in crisi e in cassa integrazione, sa solo mettere al centro dei lavori parlamentari l’impunità del premier e il salvataggio del capo del governo dai processi.
Ma qualche smagliatura si comincia a vedere. Oggi le proposte avanzate dall’opposizione per il taglio dell’Irap nella componente lavoro, a vantaggio di locatori e inquilini e per l’università e la ricerca sono state respinte, ma la maggioranza ha avuto 20 voti di astensione rispetto al voto contrario espresso dal governo. In Senato il voto di astensione vale come contrario e quindi i nostri emendamenti non sono passati, ma politicamente il governo sarebbe andato sotto se si fossero potuti conteggiare quei voti.
E’ chiaro che quelle astensioni sono anche il segnale di un dibattito giocato internamente alla maggioranza. I finiani si sono voluti contare, mandando un segnale di insofferenza nei confronti della politica economica del governo? O hanno voluto dimostrare che questa maggioranza non sarebbe più maggioranza se il gruppo che fa capo al presidente della Camera votasse compatto?
Staremo a vedere. Intanto, dopo un anno e mezzo di stagnazione, si comincia ad intravedere un po’ di dialettica politica anche dentro il Senato, con una ricerca di distinzione e l’emergere di alcune visioni differenti all’interno del monolite PDL.
Il governo è sempre più spesso sull’orlo di una crisi di nervi, anche se riesce ad approvare la finanziaria del nulla. Nonostante il risultato finale, però, ci sono stati momenti in cui non sembrava affatto che questa maggioranza avesse 40 voti di vantaggio e rimane tuttora tensione e insofferenza nelle file della maggioranza.
L’unica soddisfazione è che tra le pieghe della Finanziaria, finalmente, giocando sulla trasversalità, è entrato uno stanziamento di 4 milioni, diluiti in 3 anni, per l’acquisto di defibrillatori da collocare sui mezzi e nei luoghi pubblici ad alta frequentazione. Una misura che premia anche il lavoro di una rete di associazioni, Gli Amici del Cuore, che proprio a Modena hanno il loro motore trainante. Il defibrillatore è uno strumento fondamentale che può servire, se usato in modo tempestivo e da personale appositamente formato, a impedire che una crisi cardiocircolatoria si tramuti in un decesso. I primi minuti sono infatti decisivi.
Nonostante questo provvedimento, però, la salute del Paese resta molto precaria e in continua fibrillazione.
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