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Scritto da Giuliano Barbolini il 25/11/2009  Commenti: 0
Tutto come da copione al Senato sulla mozione Cosentino. La maggioranza ha respinto il documento del PD con il quale si chiedeva al governo e allo stesso Cosentino di prendere atto di una situazione oggettivamente insostenibile e quindi di procedere alle dimissioni.
Ovviamente era chiarissimo che non presumiamo di essere un tribunale, anzi chiediamo proprio che sia la magistratura, secondo quanto previsto dalla Costituzione, ad esprimere sentenze e verdetti su una vicenda che resta, comunque, inquietante.
Sono in gioco ancora una volta la trasparenza e la credibilità delle istituzioni. Le accuse della magistratura sono infatti serie, gravi e importanti e abbiamo richiamato sia il diretto interessato che il governo, a prendere atto di una situazione che rischia di minare nel profondo il ruolo, il prestigio, l’affidabilità e la credibilità del potere centrale.
Cosentino ricopre un ruolo molto delicato. E’ infatti sottosegretario alle Finanze con competenze importanti sulla guardia di finanza, sulle attività fiscali e finanziarie. Ovvio che se si ipotizzano sue responsabilità per la contiguità con ambienti mafiosi e camorristici,  il problema è evidente e ineludibile.
Siamo di fronte a una situazione tale che dovrebbe inquietare chiunque, tale da richiedere un grande senso di responsabilità e di rigore. Atteggiamento che dovrebbe essere manifestato innanzitutto dall’interessato e dal governo che lo vede tra le sue file.
Abbiamo registrato esattamente il contrario. E per dimostrare l’enormità e la gravità della situazione abbiamo fatto un esempio illuminante che riguarda proprio il recente provvedimento di confisca e di alienazione dei beni mafiosi. Ebbene, se Cosentino dovesse partecipare ad una di queste aste, cosa dovrebbe fare il prefetto? Dovrebbe non assegnare la vendita, ma si tratta di un sottosegretario del Governo italiano con importanti deleghe e responsabilità in campo finanziario e fiscale.
E’ chiaro come si tratti di un paradosso insostenibile.
Il tragico e il comico della vicenda è che non vengono presi provvedimenti. Di fronte a queste oggettive motivazioni, la maggioranza fa quadrato con le solite, trite argomentazioni. L’attacco frontale alla magistratura e la demolizione sistematica del ruolo dei pentiti. Non manca neppure la solita frase della giustizia a orologeria, in questo caso innescata in coincidenza delle elezioni regionali (mancano cinque mesi).
Ma Cosentino, in realtà, è solo un paradigma. Il vero problema è che la maggioranza deve costruire un clima per il quale le dichiarazioni dei pentiti vengano vissute come millanterie non credibili, evitando così che in futuro possano essere ritenute probanti nei confronti di altri esponenti del governo e dello stesso presidente del Consigio. Non per niente oggi è stato proprio citato il pentito di mafia Spatuzza, al centro delle indagini che chiamerebbero in causa lo stesso premier. L’obiettivo è allora cambiare la legge, rendendo di fatto inapplicabile ai fini di indagine e di prova le dichiarazioni dei pentiti.
Come detto l’esito di oggi era scontato. Nessuno era così ingenuo da illudersi di ottenere un successo sulla mozione, ma gli argomenti usati dalla maggioranza sono stati illuminanti per capire l’atteggiamento che terranno nelle prossime settimane.
Il dato sconsolante è che la questione della giustizia continua a segnare la vita delle istituzioni. La maggioranza fa fatica a garantire la funzionalità delle commissioni, come se ci fosse l’attesa una qualche evento chiarificatore sostanziale. E non possono non emergere le infinite contraddizioni e i conflitti di interesse del presidente del consiglio e di molti dei suoi collaboratori più stretti.
Non è una bella dell’immagine del nostro Paese e anche stavolta la colpa non è dei giornali stranieri o dei presunti disfattisti italiani. C’è un inquinamento costante della vita civile e istituzionale di questo paese, che diventa tanto più evidente quanto più vengono al pettine le magagne e gli scheletri nell’armadio del centro destra.
Di fronte a tutto ciò non si può nemmeno usare l’espressione “ridere per non piangere”. Qui c’è solo da piangere. E’ per questo, anche, che sarà utile partecipare alle manifestazioni “1000 piazze per l’alternativa” promosse dal PD per l’11 e il 12 dicembre prossimi, con l’obiettivo di rimettere al centro dell’agenda politica i problemi degli italiani e non quelli di Berlusconi.
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