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Scritto da Giuliano Barbolini il 04/03/2010  Commenti: 0

Ieri in Senato si è vissuta una giornata amara: l'epilogo della brutta pagina legata alla vicenda Di Girolamo. Non entrerò nel merito delle gravissime accuse e responsabilità di cui è investito, e per le quali sarà chiamato a rispondere nelle sedi giudiziarie. Mi interessa qui dar conto del disagio, e soprattutto del discredito che  si è inevitabilmente riverberato sul Senato, e che avrebbe potuto essere evitato, se la maggioranza di centro destra non avesse a suo tempo ( ottobre 2008 ), con un colpo di mano, e con l'arroganza dei numeri, impedito che l'Aula prendesse la giusta e dovuta decisione di dichiararne la decadenza dalla carica, che ricopriva ( all'epoca non si conoscevano gli ulteriori pesantissimi addebiti emersi ) in forza di una patente falsificazione dei requisiti necessari per l'elezione nel collegio estero.

In questi giorni, nel PdL, tutti hanno fatto a gara a cadere dalle nuvole: ma allora fu il Capogruppo Gasparri a sconfessare le decisioni della Giunta per le elezioni ( addirittura il relatore Augello, proprio del PdL ), e a far votare un odg del Senatore De Gregorio ( già distintosi per "originalità" nella precedente legislatura... ) che, facendo come gli struzzi, congelava la situazione, e attendendo ulteriori accertamenti in merito, lo manteneva indebitamente nella carica.

Un comportamento tartufesco, che si è puntualmente riproposto, anche se la gravità delle accuse e l'indignazione della opinione pubblica questa volta hanno costretto a tenere una posizione meno collusiva. Il Senato avrebbe dovuto dichiarare la decadenza, a far tempo dall'inizio della legislatura, di Di Girolamo, con un atto politico che fosse anche la sconfessione di quel precedente comportamento sbagliato, non semplicemente accoglierne le dimissioni. Seguite, sgradevolmente, dagli applausi e abbracci di molti esponenti PdL, quasi che fossimo in presenza di un gesto di responsabilità istituzionale, e non del minimo che potesse seguire alla conferma di un comportamento sicuramente doloso, almeno con riferimento alla falsificazione dei requisiti per l'elezione a Senatore. Accompagnato dal "garantismo" leghista che se l'è presa ( sic ! ) con la magistratura ( quegli stessi leghisti col cappio e la forca ai tempi di Tangentopoli ).

La riprova si è avuta subito dopo, quando PdL e Lega hanno respinto la proposta di un odg che chiedeva semplicemente di considerare un'eccezione da non ripetere il comportamento tenuto nella prima fase sul caso Di Girolamo. Insomma, oggi si è avuta una conferma, plastica e insieme deprimente, di come per PdL e Lega le questioni delle regole, del merito, della legalità e del rispetto delle Istituzioni siano considerate con superficialità, disinvoltura, e sempre affrontate con la riserva mentale di poterle forzare e piegare ad uso della propria convenienza del momento.

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