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Scritto da Giuliano Barbolini il 14/06/2010  Commenti: 0
La scorsa settimana il Ministero dell’ Economia e delle Finanze ha reso noti i risultati conseguiti con la proroga dello scudo fiscale all’aprile 2010: il “rimpatrio dei capitali in Italia”, secondo la definizione usata nel comunicato del ministero, si è chiuso con l'emersione di 9,2 miliardi di euro e un gettito di 694 milioni di euro.  Il bilancio complessivo dell'operazione ha registrato così complessivamente un recupero di attività pari a 104,5 miliardi di euro (il 98% dei quali costituiti da rimpatri in Italia) e un incasso per l'Erario di 5,6 miliardi di euro.
Nel prendere atto di questi dati non si può non ribadire la richiesta di conoscere a quanto ammontino, tra il 98 per cento di risorse che con molta enfasi si attesta essere rientrate in Italia, i rimpatri effettivi, 'fisici', e quali invece siano quelli soltanto 'giuridici e, come tali, rimasti depositati all'estero.
Mi auguro inoltre che il Ministro Tremonti voglia onorare appieno le richieste contenute in un odg sull’argomento approvato in aula dal Senato nel febbraio scorso ( dopo che il Governo aveva “scippato” la stessa previsione vincolante contenuta nel milleproproghe, togliendola dal testo su cui ha posto la fiducia ). Nel documento il Parlamento chiede di conoscere  in dettaglio il numero delle operazioni effettuate, suddivise per classi d'importo emersi, il numero dei soggetti coinvolti, con indicazione dei Paesi di provenienza delle richieste di rimpatrio e regolarizzazione, gli intermediari coinvolti e l'ammontare delle operazioni gestite da ciascuno di essi.  Si tratta di un elementare dovere di trasparenza, a maggior ragione considerando il profilo della manovra di correzione dei conti pubblici che è stata presentata da Tremonti e dal Governo.
In essa si chiedono pesanti sacrifici a tanti contribuenti onesti. È già un'evidente iniquità rispetto al trattamento di favore riservato ai beneficiati dallo scudo. Sarebbe intollerabile che si dovesse scoprire che nell’operazione si sono favoriti anche ulteriori facilitazioni “a basso costo”. Ed è altrettanto chiaro che dovrebbe essere ineludibile assicurare che anche questi capitali “emersi” non possano sottrarsi a un concorso per assicurare quelle maggiori entrate necessarie a obiettivi di riequilibrio del carico fiscale complessivo a favore di lavoro, famiglie e imprese.
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