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Scritto da Giuliano Barbolini il 24/06/2010  Commenti: 0
All'inizio di questa settimana, molto correttamente, e in modo puntuale, la Banca d'Italia, nell'aggiornamento statistico sulla bilancia dei pagamenti ha dato conto dell'ammontare delle attività segnalate dalle banche in materia di scudo fiscale. La Banca d'Italia informa che, considerando anche il periodo gennaio - aprile 2010, complessivamente, con lo scudo fiscale, sono rientrati 97 miliardi di euro, di cui 39,37 miliardi costituiti da rimpatri con liquidazione e 57,63 miliardi da rimpatri senza liquidazione e regolarizzazioni, che però possono essere completate fino al 31 dicembre 2010.
Il ministro dell'Economia, invece, è un po' più distratto e meno trasparente: infatti, non ha presentato entro il 15 giugno scorso, come avrebbe dovuto, la relazione al Parlamento con tutte le informazioni e dati relativi allo scudo". 
 
Ma proprio alla luce dei dati diffusi dalla Banca d'Italia, si conferma che sarebbe di fondamentale importanza conoscere quante risorse siano effettivamente rimpatriate, e con reinvestimenti sull'economia reale del Paese, come il Ministro sosteneva giustificando il provvedimento, e quanti beneficiati dal condono si siano semplicemente avvalsi dell'opportunità offerta dallo scudo per regolarizzare la propria posizione: sottraendosi così, per una seconda volta, dopo averli illegalmente esportati e fatti "emergere" al minimo costo, a un obbligo "morale" di lealtà verso il sistema fiscale e gli interessi nazionali.
I dati al Parlamento vanno dunque presentati con urgenza, e in modo assolutamente completo e trasparente. Sia per una valutazione obiettiva circa l'efficacia dello scudo, sia per poter verificare che a un provvedimento che già ha premiato abbondantemente comportamenti non corretti non si siano sommate ulteriori 'furbate': basti ricordare in proposito la denuncia della Corte dei Conti sul condono del 2003, in cui molti che ne hanno usufruito, avvalendosi immediatamente dei benefici concessi, avevano poi omesso di versare i ratei successivi al primo, determinando così un minore introito per l'erario per oltre 5 miliardi di euro, che in questo 2010 si sta ancora cercando faticosamente di recuperare. 

 

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