DUE INTERVENTI PER LE FAMIGLIE

12 Mag
12 maggio 2007

La famiglia costituisce indubbiamente uno dei punti nodali per chiunque abbia a cuore il futuro del nostro Paese. Al suo interno si giocano, infatti, alcune questioni fondamentali, sotto diversi profili. Contemporaneamente le trasformazioni che attraversano la nostra società ne hanno messo in tensione caratteristiche e confini. Una polarizzazione dei punti di vista, in questo quadro, può essere normale, ma non credo sia utile, né alla famiglia – comunque la si interpreti – né al Paese. Alzare i vessilli, erigere steccati, in qualsiasi direzione, non serve a risolvere i problemi.
Nella società italiana esistono visioni diverse, tutte legittime. Queste differenze attraversano anche i partiti, quelli tradizionali così come il Partito Democratico, la casa comune che stiamo costruendo. Penso però che da qui, da queste differenze, possiamo partire non per alzare il livello dello scontro, ma per trovare un punto di incontro. Qualcosa di concreto che, comunque la si pensi, sia utile alla famiglia, le consenta di svolgere al meglio il proprio ruolo, di far vivere tutte le sue potenzialità.
Tante sono le azioni a cui possiamo pensare. Ne richiamo due, contenute nel programma dell’Ulivo. Penso innanzi tutto all’Assegno per il sostegno delle responsabilità familiari: una dote per ogni bambino che nasce che, unificando gli strumenti attuali, ne incrementi l’importo complessivo e sia crescente in funzione della numerosità del nucleo familiare. Penso anche alla Dotazione di capitale per i giovani: al momento della nascita lo Stato apre un conto individuale vincolato a favore del neonato, che sarà incrementato anno per anno, anche da pari importi della famiglia o dei parenti, e che, al compimento della maggiore età, potrà essere utilizzato per proseguire gli studi, partecipare a corsi di alta formazione, aprire un’impresa. La restituzione potrà avvenire poi, a tasso zero, in un arco temporale sufficientemente lungo.
Sono due interventi concreti, capaci di dare fiato alle famiglie, soprattutto alle più numerose, e di sostenere la fiducia nel futuro. Forse con un impatto di costo elevato: ma che potrebbe essere reso sostenibile intervenendo con gradualità, a partire dalle situazioni di reddito meno fortunate. Un modo per investire sulla voglia e la capacità di ciascuno di costruire qualcosa di buono per sé e per tutta la società, superando le difficoltà che sempre più spesso rischiano di rendere inutili anche le aspirazioni migliori.  

GIULIANO BARBOLINI 

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2 commenti
  1. Fabrizio says:

    Un colpo al cerchio e uno alla botte è un vizio sempre più ricorrente nei Democratici di sinistra e lo sarà ancora di più di nel nascente partito democratico. Peccato che in certi casi, e il family day è uno di questi, uno straccio di posizione bisogna pur prenderela. Non ci si può sempre nascondere dietro le frasi di rito che tanto piacciono a Fassino e compagnia: “abbassiamo i toni”, “la contrapposizione non giova a nessuno”… Su quell’evento un partito che si dice, a parole, laico una posizione chiara la deve prendere. Soprattutto quando quella piazza è l’espressione di un clericalismo sempre più aggressivo, che vede in primo piano le gerarchie cattoliche schierate contro un debolissimo e annacquato progetto di legge che tutela diritti civili di tutti.
    E allora, caro senatore, non si può sempre restare a guardare paralizzati dalla paura di scontentare qualcuno. Tanto chi era in piazza S. Giovanni i Ds non li voterà mai. Il consenso non si raccoglie con la paralisi,
    Fassino e i suoi dovevano essere in piazza Navona, nel nome di quella laicità che ormai pare stare a cuore solo a pochi, sgangherati partitini.
    E quando nascerà il partito democratico, temo saranno ancora di meno.

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  2. Serena says:

    Caro senatore, ben vengano i provvedimenti a sostegno della famiglia, “quale che sia”. Diamo fiato alle famiglie numerose, diamo fiducia nel futuro. Nelle politiche di destra e di sinistra sull’argomento intravedo però un’omissione piuttosto grave, che rischia di pregiudicare l’obiettivo. Ovvero: chi è che fa o vorrebbe fare famiglia oggi nel 2007? Sbaglio se dico che sono giovani tra i 25 e i 35 anni? Magari ultrascolarizzati, conviventi in affitto, con contratti precari, sottopagati… Che per costituire un nucleo famigliare (ciascuno a suo modo) attendono solo una certezza. Ebbene, vogliamo dire una volta per tutte che a questi giovani vanno restituiti i 5 anni di vita e di lavoro che la flessibilità, la crisi economica lasciata in eredità dal governo del Cavaliere, la devastazione del sistema formativo, le mancate politiche del lavoro, la proliferazione delle clientele e la totale assenza di meritocrazia hanno rubato alla categoria più produttiva del paese? Questa generazione è stata relegata in un limbo, come una casta di intoccabili. Continuate pure tutti a “lisciare” le famiglie. Intanto chi vorrebbe costruirsela rimane al palo.

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