LA SICUREZZA, UN DIRITTO DI TUTTI

19 Mag
19 maggio 2007
I patti firmati ieri dal ministro Amato con i sindaci di Roma e Milano sono un buon passo nella direzione giusta. La sicurezza è, infatti, un diritto di tutti, sentito in modo particolare da chi, essendo più debole, non può nemmeno illudersi di potersi tutelare da sè. Chi con il proprio lavoro, con tanti sacrifici nel corso della vita, è riuscito – ad esempio – a risparmiare e ad acquistare per sé e la propria famiglia una casa, ha il diritto che il luogo che ha scelto sia sicuro e non subisca degrado, e tocca a chi ha la responsabilità di governare e amministrare il dovere di garantirglielo. Senza questa certezza di legalità non è possibile alcuna integrazione, ma si marcia spediti verso un innalzamento dei conflitti e dell’intolleranza. Chi ha a cuore l’interesse dei più deboli, di tutti i più deboli, e vuole preservare e rafforzare la coesione sociale, non può che impegnarsi per la sicurezza. Ed è giusto farlo collaborando tra Governo centrale ed Enti locali, per essere davvero efficaci, cogliere le specificità dei problemi, che possono variare a seconda dei diversi contesti, e far sì che nessuna realtà resti indietro. Per questo ora l’esempio positivo dei patti con Roma e Milano dovrà essere esteso ad altre realtà metropolitane ma, nello stesso modo, alle tante città medio piccole del nostro Paese. Assicurare la piena esigibilità del diritto alla sicurezza nella dimensione della vita ordinaria delle comunità, garantire per tutti (a partire da anziani, donne, bambini) la possibilità di fruire liberamente e senza rischi e timori delle piazze, dei parchi e dei luoghi pubblici, consentire ad ognuno di poter vivere in ambienti urbani non ostili ma accoglienti, è la sfida che il governo e la maggioranza di centro sinistra (che amministra tanta parte del Paese) sono chiamati ad affrontare, e che debbono dimostrare di volere e sapere contribuire a risolvere. Su questo fronte, come avviene del resto anche in altri paesi europei, si misura, e si misurerà sempre più, un aspetto decisivo del consenso e della valutazione circa la qualità ed efficacia dell’azione di governo da parte dell’opinione pubblica.
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2 commenti
  1. Luciano says:

    Caro Senatore,
    sul tema della sicurezza sfonda una porta aperta.
    Temo però che ci sia una incoerenza evidente tra quanto dichiarato nel suo post e il voto a favore dell’indulto del luglio scorso.
    Proprio in questi giorni, infatti, sono stati resi noti dalle forze dell’ordine i dati post indulto.
    La polizia segnala – cito da un articolo di Marco Travaglio su l’Unità – 1.952 rapine e 28.830 furti in più nei primi tre mesi di indulto.
    “fino al mese di luglio 2006- dice il rapporto del Viminale – i reati presentavano una leggera flessione: tra gennaio e luglio 2006 c’era stata una diminuzione di 1.048 rapine e 23.323 furti rispetto allo stesso periodo del 2005 (…) Dopo l’indulto si è manifestato “un tendenziale incremento dei reati predatori, che più negativamente condizionano la percezione di sicurezza dei cittadini”.
    Nemmeno l’obiettivo di rendere meno tragica la situazione delle carceri regge più: siamo di nuovo al limite dei posti cella 42.702 detenuti su 43.500 posti con il dato che è destinato ad aumentare perché chi esce è meno numeroso di chi entra.
    Sicuro che non ci fossero proprio altre soluzioni?
    Ne valeva la pena per fare uscire Previti dai domiciliari? A proposito, quando lo cacciate dal parlamento?

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  2. Giovanni says:

    Onorevole Barbolini, trovo i discorsi sulla sicurezza come in una spirale senza fine. Più si parla di sicurezza più aumenta la paura della gente. Più si parla di tolleranza e aumenta la diffidenza per gli immigrati più si dice repressione più lo stato non è in grado di farla. Io mi ricordo che prima mi sentivo sicuro perchè tutta lamia comunità rifiutava i criminali e le ingiustizie. se qualcuno faceva qualcosa, i primi a dargli dietro erano i icittadini. Per questo si stava più tranquilli, perhcè le brave persone erano unite e capaci di far rispettare il senso civico. Adesso se ti rapinano sull’autobus tutti si girano dall’altra parte. Ma non è meglio partire da una buona educazione? Che insegni anche ai giovani i principi della convivenza civile tra la gente? Secondo me ci vorrebbe.
    Grazie

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