LE ELEZIONI E LA QUESTIONE SETTENTRIONALE

30 Mag
30 maggio 2007

L’esito di questa tornata elettorale solleva alcune questioni su cui una riflessione è d’obbligo. Pur trattandosi di elezioni amministrative, dunque condizionate da dinamiche e scelte di carattere locale, in generale emerge una certa difficoltà del centrosinistra. Un segnale, questo, che indica che il centrosinistra, in questo momento, fatica a risultare convincente nelle sue politiche di governo. La difficoltà è evidente soprattutto al centronord, dove si conferma l’esistenza di una questione settentrionale, originariamente presente soprattutto in Veneto e Lombardia, ora però estesa anche ad altre aree. Penso che questo richieda un’analisi seria e approfondita, a cui il centrosinistra non può sottrarsi. Da un lato credo che questa perdita di consenso sia dovuta al fatto che gli elettori del centronord si aspettano dalla politica romana una maggiore capacità di decidere. Dall’altro i risultati elettorali ci pongono di fronte a due grandi temi, forse non pienamente colti dall’azione di governo: la questione fiscale e la sicurezza.
Riguardo alla questione fiscale, il governo ha messo in atto politiche giuste nell’impianto, che devono essere estese perché sono una condizione imprescindibile per il risanamento economico e il rilancio del paese, e insieme per una maggiore equità. Ma il messaggio che prevale rischia, al contrario, di essere vissuto come punitivo sia dai ceti produttivi e dalle categorie professionali, sia dai ceti con reddito più basso. E con il cosiddetto “tesoretto”, il centrosinistra ha perso un’occasione: come avevamo scritto in Senato, questo surplus di reddito avrebbe dovuto essere destinato da subito ai redditi bassi e alle categorie più svantaggiate. Questo avrebbe dato un segnale chiaro e credibile, pur se parziale, sull’obiettivo della nostra politica fiscale, quello di ridurre il carico fiscale sulle famiglie e sulle imprese ridistribuendolo più equamente.
Sempre in ambito fiscale, ha giocato un ruolo significativo anche la mancanza di un deciso intervento di semplificazione sulle procedure, gli adempimenti e gli orpelli burocratici che a questi sostituisse pratiche non rigoriste, ma certe e rigorose.
La sicurezza delle città è l’altra grande tematica su cui bisogna riflettere. In contesti come Alessandria, Monza, Verona, Gorizia, immagino che nella scelta dei cittadini possa aver pesato un messaggio di illusoria rassicurazione di facili soluzioni a problemi complessi, e che il centrosinistra non abbia saputo trovare il modo di rovesciare il luogo comune, sbagliato ma diffuso, che il centrodestra sia più attrezzato e credibile per fronteggiare e risolvere questi problemi.
Un’ultima considerazione riguarda le modalità in cui siamo arrivati alla consultazione. Nonostante tutto, infatti, ho l’impressione che il centrodestra si sia presentato più unito alle elezioni, mentre il centrosinistra ha riprodotto in alcuni casi quella “non sintonia” che si riscontra a livello nazionale.
Questo quando, al contrario, c’è bisogno di tanta semplificazione e innovazione nel modo in cui proporsi ai cittadini. E questa è un’ulteriore conferma della necessità di avviarsi verso il Partito democratico, attraverso un processo che sappia innescare nuove dinamiche di aggregazione e ricomposizione del quadro politico. Ma è anche evidente l’esigenza che il Partito democratico prenda forma, si renda visibile e diventi il prima possibile un riferimento concreto per l’opinione pubblica, evitando così i rischio di logorarsi lungo il percorso di costituzione.
In conclusione, non c’è stata la spallata, ma alla coalizione di centrosinistra sono stati offerti elementi per riflettere e correggere, nei limiti del possibile, l’azione di governo, e per rilanciare un progetto per il rinnovamento del paese che sia più in sintonia con le aspettative dei cittadini.

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