UN “Fo.N.Do” PER ARGINARE LA “SINDROME DEL RITARDO”

23 Mag
23 maggio 2007

L’intervento di Serena, cui rispondo oggi nell’imminenza dell’avvio a Firenze della Conferenza sulla famiglia, ha posto una questione seria e urgente. È evidente che, tra le difficoltà di chi oggi vuole crearsi una famiglia, spesso pesa anche una situazione lavorativa precaria e mal retribuita, che non offre tutele e garanzie sufficienti per costruire il proprio futuro. Per questa ragione è necessario pensare e attuare provvedimenti che consentano ai giovani di raggiungere in tempi brevi una piena e solida autonomia, nel lavoro e nella vita. Lo si può e lo si deve fare, attuando in primo luogo politiche del lavoro coraggiose che siano in grado di liberare le energie e i talenti dei giovani. E che sappiano contenere la flessibilità entro un sistema di ammortizzatori sociali forte, perché nessuno resti indietro. Ma, più in generale, lo si deve fare anche avviando una riforma del welfare che lo renda più vicino ai bisogni espressi dalla società di oggi. In questo senso anche le politiche per le famiglie, una volta messe in pratica, andranno a favore anche di chi finora alla famiglia ha rinunciato. Interventi di aiuto alla genitorialità, forme di sostegno per i nuovi nati, strumenti per conciliare il lavoro con la famiglia sono un’opportunità un più. In questa ottica, sviluppo meglio un aspetto che mi sta particolarmente a cuore, e su cui ho presentato, proprio in questi giorni, insieme ad altri colleghi del Senato ( primo firmatario il prof. Massimo Livi Bacci ) un DDL. La proposta è quella della istituzione del Fo.N.Do., il fondo per la natalità e la dotazione di capitale per i giovani. Di questa misura è titolare ogni nuovo nato, al quale viene intestato un conto individuale vincolato, alimentato con uno specifico contributo annuo dello stato (integrabile in misura equivalente da donativi privati) e che al momento della maggiore età sia riscattabile dal giovane e possa essere speso a scopi di formazione, avvio professionale o imprenditoriale. La dotazione viene in seguito restituita su un arco di tempo adeguatamente lungo. Il "Fo.N.Do" ha, essenzialmente due finalità. La prima è quella di incentivare il raggiungimento dell’autonomia economica da parte dei giovani, che vengono dotati di un capitale che facilita e sostiene il passaggio alla vita attiva. A questo fine vengono mobilitate risorse sia pubbliche che private. Va sottolineato che frai lgi europei i giovani italiani sono quelli che finiscono più tardi la formazione, più tardi entrano nel mercato del lavoro, più tardi escono dalla famiglia di origine e più tardi prendono decisioni sulla formazione di una propria famiglia, più tardi scalano le gerarchie nel mondo del lavoro. I loro salari d’ingresso si sono deteriorati rispetto allo standard salariale e le loro retribuzioni sono diminuite in potere d’acquisto. I giovani italiani sono “depotenziati”, hanno meno "prerogative" di quante non ne abbiano i giovani di altri paesi o di quante non ne avessero i pari età di venti o trenta anni prima. Il “Fo.N.Do” (ed il “prestito di autonomia” ad esso collegato) cerca di scardinare la “sindrome del ritardo” giovanile propria della nostra società. Il Fo.N.Do è, soprattutto, una misura sociale di sostegno allo sviluppo. In Francia e Gran Bretagna – che hanno una popolazione giovane tra i 20 e i 39 anni uguale, per numero, a quella italiana – i giovani attivi in quella fascia di età sono 1,5-2 milioni più numerosi. Il nostro sviluppo è frenato dal fatto che le giovani generazioni – che sono scarse di numero – danno il loro contributo alla vita sociale ed economica assai più tardi che altrove. Anticipare la loro autonomia economica significa mettere in grado il paese di crescere meglio. La seconda finalità è collegata alla prima: il più facile raggiungimento dell’autonomia concorre a smontare la "sindrome del ritardo" che implica tardive decisioni riproduttive e quindi bassa natalità. Questo effetto si combina con un minore costo, anche psicologico, dei figli: se essi entrano prima nel mercato del lavoro, viene alleggerito il costo di mantenimento sopportato dai genitori, e viene moderata la loro ansietà e incertezza circa l’avvenire della prole (anche questo è un costo e una causa non secondaria della bassa natalità). Il mio auspicio è che la Conferenza nazionale della Famiglia di Firenze possa essere davvero l’ occasione per cominciare a discutere seriamente di questi temi, con tutti gli interlocutori a vario titolo interessati, dal governo agli enti locali, dalle istituzioni alle realtà sociali. E per assumersi degli impegni concreti.

Share on Google+Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedInEmail this to someonePrint this page
0 commenti

Lascia un commento

Vuoi unirti alla discussione?
Contribuisci!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

© Copyright - Giuliano Barbolini