NON CONSEGNIAMO AI GIOVANI UN’EUROPA SENZA CUORE

29 Giu
29 giugno 2007

L’ultimo, delicatissimo, vertice europeo mi ha riportato alla mente un’esperienza che voglio condividere con voi perché credo che possa essere lo spunto per una discussione interessante.
Quando ero sindaco di Modena chiedemmo ai giovani della città, tra molte altre domande, cosa si attendevano dal Comune. La risposta fu corale: l’Europa. I giovani pensavano già in una dimensione europea, chiedevano che fosse anche il Comune ad aiutarli ad avere delle opportunità europee, delle prospettive europee, in una parola una cittadinanza europea. A distanza di cinque anni da allora, a giudicare dagli esiti del vertice di Bruxelles dei giorni scorsi, siamo sulla strada di disattendere anche questa speranza. Dico “anche”, perché come ho già avuto modo di scrivere in altri post, sono già parecchie le rinunce che i giovani oggi hanno dovuto fare. Penso a un lavoro sicuro, una prospettiva di vita stabile, le tutele e le certezze necessarie per potersi costruire un futuro. Ebbene, di questo passo li priveremo anche di un orizzonte europeo.
E questo suona ancor più paradossale, se pensiamo che in realtà sono proprio i giovani d’oggi i primi ad aver costruito e poi vissuto davvero l’Europa, e ad essere di fatto già cittadini europei. Perché hanno avuto la fortuna, ma soprattutto la voglia e l’entusiasmo, di varcare le frontiere studiando le lingue, facendo l’Erasmus, viaggiando Low cost, pagando in euro, azzerando le distanze. Questa opportunità loro l’hanno già colta, precorrendo i tempi della politica. Ma a questa unificazione “dal basso” i leader europei non hanno saputo rispondere con altrettanta determinazione. Al Consiglio europeo di Bruxelles è andato in scena uno spettacolo deludente: i particolarismi e i veti hanno vinto sull’Unione, pregiudicando di fatto il rilancio di un’Europa a 27 forte e che sappia contare dentro e fuori dai suoi confini, rallentando il percorso verso una piena integrazione politica. Come ha commentato Prodi, quella che si è delineata è un’Europa “senza cuore”: tutto il contrario di quella che i giovani vogliono e, credo, meritano.

Share on Google+Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedInEmail this to someonePrint this page
1 commenta
  1. Stefano says:

    Caro Barbolini, sono Stefano, ho 22 anni, e devo confessare che quello che lei scrive in questo post è verissimo e lo sottoscrivo in pieno. La classe politica europea di questi ultimi vent’anni ha fatto di tutto per privarci di una vera dimensione europea! E anche l’Italia ha fatto la sua parte; ma mi fa piacere che lei ammetta che sono stati fatti tanti errori sulle politiche che avrebbero dovuto regalare a noi giovani un futuro più sereno di quello che sarà. Di una cosa mi rammarico molto: se avessimo più certezze per poterci costruire un futuro sereno e stabile, probabilmente riusciremmo ad essere più competitivi rispetto ai giovani dei paesi dove le cose per i giovani vanno meglio. Mi spiego meglio: se non avessi paura di un futuro senza soldi, senza pensioni, senza mutui per la casa perchè nessuno accetterebbe le garanzie che posso offrire, forse avrei la mente più sgombra e potrei studiare con più serenità, potrei pianificare magari di andare a fare un dottorato all’estero etc..etc. Insomma la serenità ci servirebbe tanto e non per sederci sugli allori e cazzeggaire. Ci servirebbe per fare sempre me glio. E se non riuscite a darci la serenità attraverso delle politiche per i giovani, anche il tentativo dal basso che abbiamo avviato per costruirci un identità europea, sarà destinato a fallire. Buon lavoro. Stefano

    Rispondi

Lascia un commento

Vuoi unirti alla discussione?
Contribuisci!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

© Copyright - Giuliano Barbolini