GOVERNO, PIÙ LUCI CHE OMBRE

27 Lug
27 luglio 2007

Prima di andare in ferie e lasciare perdere almeno per un po’ le fatiche quotidiane, concedetemi una riflessione su queste ultime settimane di lavoro, che credo possa aiutare a inquadrare meglio l’operato complessivo del Governo in questo delicato anno.
Nei quattordici giorni scorsi la maggioranza al Senato ha ottenuto diversi risultati di grande rilievo: la riforma dell’ordinamento giudiziario, quella dei Servizi segreti – attesa da vent’anni -, l’approvazione del Documento di programmazione economica e finanziaria e il sì sulla politica estera. L’ultimo sforzo ci aspetta la settimana prossima, quando voteremo il Decreto 81, che contiene importanti misure finanziare per famiglie e aziende. Mi pare un risultato importantissimo, che smentisce nei fatti – molto più importanti delle parole – l’accusa spesso rivoltaci di essere un Parlamento che lavora poco e non sa decidere. Ma c’è di più. I provvedimenti licenziati, specie in tema di economia, contengono infatti i semi di un cambiamento importante, nel segno di una politica di centro sinistra che ha come priorità le persone, il welfare e lo sviluppo. Lo si vede bene nella decisione di destinare parte dell’extragettito alle pensioni basse, con un intervento di redistribuzione della ricchezza che non è certo una misura definitiva, ma può dare ossigeno a molti, aiutando nel contempo a sostenere la domanda interna – e quindi l’economia – che non può certo crescere se non c’è liquidità.
È evidente anche che per poter redistribuire abbiamo prima dovuto incamerare risorse, con la severa Legge Finanziaria del 2007 e la dura lotta all’evasione fiscale, che ci sono valse non poche critiche. Ma l’operato del Governo, seppur migliorabile e tutt’altro che perfetto, ha scelto di articolarsi su tre linee guida fondamentali: il risanamento dei conti, le misure di sostegno allo sviluppo e la redistribuzione della ricchezza.
Insomma, al netto degli sbagli che certamente ci sono stati, il quadro complessivo, a guardare bene, è molto meglio di quanto spesso non si dica e pensi. Mi piacerebbe allora che i critici indefessi riuscissero a soffermarsi non solo sulle ombre dell’Esecutivo, ma anche sulle luci e sui risultati, che ci sono e vanno aumentando. Quest’anno possiamo permetterci di andare in vacanza con la soddisfazione e il sollievo di aver scongiurato la Riforma Castelli. Non è poco, e soprattutto dovrebbe dimostrare agli scettici che quest’imperfetto Governo è comunque decisamente migliore di quello che lo ha preceduto.

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2 commenti
  1. mauro gila says:

    barbolini, apprezzo il suo spirito positivo e riconosco che in effetti ce n’è bisogno, a fornte del baillame delle dichiarazioni che ogni giorno affollano le tv. Mi permetta però di entrare in polemica: perché consentite, come Ds e maggioranza, anche all’interno della coalizione, che qualsiasi scheggia più o meno impazzita – giordano con le dichiarazioni di ieri è solo l’ultimo – dichiari guerra al governo, parlando come membro stesso del governo?
    La “fedeltà alla linea” non va pià di moda?

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  2. Giuliano Barbolini says:

    Gentile Sig. Gila, le confesso intanto che la sua espressione “fedeltà alla linea” mi ha fatto proprio sorridere e mi ha fatto tornare alla mente con qualche nostalgia il caro, vecchio Pci. Sono profondamente d’accordo sull’importanza di un codice di comportamento tra gli appartenenti a una coalizione, per cui se si sostiene una maggioranza i dissensi, seppur leciti, non dovrebbero essere espressi quotidianamente. Riconosco che “la litigiosità” della maggioranza è una delle ragioni per cui spesso l’operato del governo è messo in cattiva luce, però purtroppo i vincoli di tale patto – la “fedeltà alla linea” – non si possono invocare. Per risolvere il problema è necessaria invece una seria riforma della legge elettorale e più in generale della politica e della formazione delle sue Istituzioni. In quest’ottica il nascente Partito Democratico vuole essere una risposta chiara, con una leadership forte e strutture trasparenti: la sua costituzione imporrà inoltre riflessioni a tutto il sistema politico, come già dimostrano le dichiarazioni di Fini (con cui non ho nulla da spartire, tengo a precisare, ma che segnala un problema anche all’interno del centrodestra.

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