MODENA, GEHRY E L’OCCASIONE PERSA

24 Lug
24 luglio 2007

Sfidando l’afa della pianura, venerdì sera sono andato al cinema estivo per vedere il film “Frank Gehry, Creatore di sogni”, girato da Sidney Pollack in onore dell’architetto e amico. Un documentario molto piacevole, con un buon ritmo e un’ottima capacità di superare la bidimensionalità dello schermo per far rivivere la pienezza delle linee e delle idee di Gehry. Qualcosa più di una semplice agiografia, visto lo spazio dedicato anche alle voci critiche, che ne tratteggia in definitiva un ritratto misurato e intrigante. Insomma, un film che mi è piaciuto e che ha sortito l’effetto di aumentare il mio rammarico per l’occasione persa qualche anno fa da Modena, di cui allora ero sindaco: nell’ambito delle molteplici iniziative per celebrare i 400 anni di "Modena Capitale estense", affidammo infatti a Gehry l’incarico di realizzare un’opera per rivalorizzare Piazza Sant’Agostino, importante ingresso al centro storico della città, ma il progetto si scontrò contro un muro di iprocrisia “all’italiana”.
Se ne parlo ora è perché la querelle non fu solo locale ma riguardava un più grosso problema nazionale, tuttora insoluto, che è l’incapacità di confrontarsi con le trasformazioni e le evoluzioni, anche architettoniche, delle città. È forte ancora da noi la convinzione che le cose moderne debbano stare nelle periferie, e il centro storico rimanere invece uguale a se stesso, per una sorta di incapacità e paura di rinnovarsi. All’epoca il progetto di Gehry finì cestinato usando un espediente davvero imbarazzante: il Comitato di settore dei Beni Culturali, pur sottolineando l’importanza di rivalutare quella zona e riconoscendo la qualità dell’architetto, bollò il progetto come minimale, poco azzardato. Peccato però che Gerhy ne avesse già fatto un altro, molto più audace, che si scontrava con le rigide regole della Sovraintendenza, che il comitato si guardò bene dall’eliminare. Insomma, da un lato si accusava di non osare abbastanza, dall’altro si rifiutavano le condizioni perché fosse possibile farlo.
A rimetterci, in una serie di rimpalli tutti italiani contraddistinti dalla mancanza di chiarezza, coraggio e lungimiranza, fu proprio la città, che perse l’occasione di arricchirsi con un’opera moderna e innovativa. E con lei i giovani, normalmente poco ascoltati, che avevano accolto con entusiasmo un progetto capace di promuovere il linguaggio cui aspiravano per costruire la città proiettata nel futuro, da realizzare con un importante coinvolgimento partecipativo.

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