UNA LEZIONE DA IMPARARE

17 Lug
17 luglio 2007

Risalta oggi sulla prima pagina di Repubblica la piccata risposta di una donna non ancora quarantenne, Mila Spicola, all’articolo pubblicato qualche giorno fa dal Financial Times. Nel pezzo, il giornalista raccontava dello sconcerto con cui aveva imparato a conoscere la televisione italiana trionfo del corpo femminile sempre più svestito, e chiedeva proprio alle donne, con tono accusatorio, perchè accettassero un simile trattamento. La risposta semplice e desolante fornita dalla Spicola è che l’esibizione del corpo vale spesso molto di più delle proprie competenze, e che sono in primis gli uomini a cercare nella donna principalmente attributi fisici.
Personalmente, e con molta amarezza, ritengo che siano vere entrambe le considerazioni, e non è facile stabilire quale atteggiamento abbia determinato l’altro. Purtroppo, l’immagine e i modelli che proponiamo ai nostri giovani sono spesso devianti, specie per le ragazze sempre più oggetto di mercificazione. Non vorrei sembrare un bigotto moralista, ma mi paiono lo specchio di una società che ha perso importanti riferimenti valoriali, dove la vincita facile ha sostituito il concetto di fatica, e gli accenti sono spostati sull’apparire, sull’esibire, sul possedere.
Sono fermamente convinto che le persone vadano valorizzate per le capacità oggettive, e non per altre “dotazioni”, e che sia quindi necessaria una radicale inversione di rotta rispetto al presente. Il problema non è però confinato al mondo televisivo, se è vero, come scrive il giornalista, che il numero delle parlamentari si attesta ancora all’11%, come trent’anni fa, e nelle maggiori aziende italiane le donne rappresentano solo il 2 % dei consigli d’amministrazione (sono il 23% nei Paesi Scandinavi e il 15% negli Stati Uniti). Lo conferma d’altra parte anche la mia esperienza diretta: nel comune di Modena, di cui sono stato sindaco per due mandati, le donne sono moltissime, e tuttavia la piramide della loro presenza si restringe via via che aumenta l’importanza dei ruoli.
Mi piacerebbe allora che fosse proprio lo Stato a dare il buon esempio, accogliendo più donne ai posti di comando e fornendo loro un’alternativa valida ed entusiasmante alla notorietà legata al proprio corpo. Il nascente Partito Democratico si sta muovendo proprio in questa direzione, raccogliendo una sfida importante e necessaria: quella di modificare strutturalmente il sistema mettendo in giro nuove energie genuine. Le donne porteranno una ventata d’aria fresca, e il Partito Democratico è pronto ad accoglierle.

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3 commenti
  1. Lidia says:

    Pagando da sempre il canone Rai, sono arcistufa di sapere che con i miei soldi e con quelli di altri vengono offerti ingaggi da capogiro a ragazzette mezze nude che sculettano sorridendo. Quel denaro andrebbe impiegato per programmi di qualità, documentari, approfondimenti giornalistici.
    E’ solo uno degli infiniti aspetti collaterali al fatto di cui lei parla, caro Senatore, ma è un’altra fonte di umiliazione per noi donne, che oltre a subire spesso il maschilismo e il machismo dei nostri conterranei dobbiamo poi viverne anche gli effetti “culturali”.

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  2. Alberto says:

    Mi piacciono le belle donne ed è innegabile. Credo sia falso dire che di una donna si nota prima l’intelligenza che il bel sedere (perdonatemi la schiettezza), ma credo anche che sia importante distinguere le situazioni e gli ambiti. Se devo valutare una collabotrice, o una nuova persona da assumere, il suo aspetto estetico è indifferente. Se devo scegliere con chi andare a cena, può essere importante anche il suo didietro (ma non sempre, e non solo).
    L’importante è sapere in quale contesto ci si trova.

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  3. anna maria corposanto says:

    Ho espresso ad Augias il mio punto di vista sulla lettera di Mila Spicola, sottolineando – in sintesi – che secondo me il talento, se c’è, esplode oltre i reggiseni e le calze a rete coi tacchi a spillo e che ormai più che di maschilismo potremmo parlare di puro pregiudizio…ecc. Bene, mi sono arrivate diverse mail a seguito della pubblicazione della mia lettera (venerdì 20 luglio). Comune denominatore: tutti maschi, nessuna donna ha sentito il desiderio/bisogno di esprimere una opinione. Secondo un’amica ciò è dipeso dal fatto che quel che ho scritto appariva come “difesa” del maschio e non comprensione del problema vissuto dalle donne. può darsi, in fondo ognuno traduce quel che legge in base alle proprie esperienze e mappe mentali. Provo a chiarire qui il mio personale punto di vista, condivisibile e non. Nelle relazioni, in particolare tra uomo e donna, sul lavoro come nel privato, oggi, secondo me, manca un elemento importante: l’assunzione delle proprie responsabilità, insieme alla consapevolezza di sè, dei propri limiti e dei propri talenti. Spesso, chi ha la “fortuna” di assumere ruoli di “potere” nella relazione è colui – o colei – che più facilmente “abusa” della fragilità dell’altro, della sua inesperienza e utilizza l’arroganza (e l’ignoranza) per dettare leggi e stabilire le modalità di un rapporto, professionale o privato che sia.
    in questi casi, di solito, chi subisce o si ribella o si adatta, nel bene e nel male, ma quasi mai riflette anche sulle dinamiche, gli atteggiamenti personali che hanno contribuito a determinare quella prevaricazione. spesso prevalgono dei pregiudizi a “consolare” l’infelice che subisce, che si contrappongono a quelli di chi difende l’uso e abuso del proprio potere. e allora fermarsi solo a stabilire chi ha torto e chi ha ragione, secondo me, non basta, non serve. riflettere invece sui perchè di tale situazione, sui livelli di responsabilità della vittima e del carnefice, forse può aiutare, quantomeno a non emettere frettolosi giudizi o facili condanne e assoluzioni.
    ecco quel che era alla base delle mie considerazioni “strampalate” espresse nella lettera pubblicata da Augias.
    Mila Spicola ha denunciato una situazione diffusa, è vero, ma in quella lettera non ho scorto alcun livello di autocritica che aiutasse a comprendere meglio il problema, e, soprattutto a intravvedere ipotetiche soluzioni, a far chiarezza sul fenomeno, vista la grande visibilità che le è stata concessa.
    i maschi, soprattutto quando rivestono ruoli di potere, si comportano da maschi, così come li conosciamo, così come li critichiamo. e oggi esistono anche donne “macho” che li imitano, a volte come allievi che superano il maestro. e sul lavoro, oggi, chi subisce molestie non è soltanto donna, ma anche uomo, seppure in percentuale più bassa. e come si reagisce? a volte denunciando, ma, molto spesso subendo, adattandosi alla situazione, elaborando magari strategie di seduzione o di vendetta. e se il problema esplode ognuno difende solo le proprie ragioni, attaccando e giudicando, senza contribuire in alcun modo a comprendere meglio la situazione, a trovare alternative di migliore convivenza possibili. si rimane spesso infognati nella mediocrità del problema, si rinuncia alla fatica di mettere in discussione anche la propria responsabilità.
    la mia era una lettera “strampalata” e forse lo è anche questa. ma come quella non ha alcuna pretesa di essere “corretta”, illuminante. il mio è solo un punto di vista al quale cerco di dare dignità concretizzandolo nel mio agire, nella mia vita pubblica e privata. tutto qui.

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