BERLUSCONI E IL PARTITO PRÊT-À-PORTER

23 Ago
23 agosto 2007

In questa coda d’estate, la notizia del Partito della Libertà fondato in cinque minuti dal Cavaliere con l’aiuto del suo alter ego femminile Michela Brambilla, ha comprensibilmente riempito le pagine dei giornali.
La notizia colpisce profondamente, specie con l’avvicinarsi del 14 Ottobre, data fondante per il Partito Democratico, in cui troverà compimento un percorso lungo e a volte anche travagliato, forse criticabile sotto alcuni aspetti ma certamente frutto della passione e del confronto di tante persone vere che sanno mettersi in gioco. La differenza con chi pensa che per creare un nuovo partito basti andare dal notaio e depositare un simbolo, ignorando completamente la dialettica politica e il rispetto per gli alleati, non potrebbe essere più evidente. Berlusconi, appoggiandosi alla Brambilla appositamente forgiata a sua immagine e somiglianza, ha reso manifesto a tutti quale sia il suo approccio alle questioni politiche, un approccio fatto di artifici virtuali e campagne di marketing, in cui qualsiasi questione si risolve alla stregua di una compravendita al supermercato. Incapace di rispondere alla necessità della destra di rimettersi in discussione dopo la nascita del Pd attraverso il confronto con gli alleati e un processo politico, Berlusconi ha liquidato la questione con i suoi metodi spicci, tanti più pericolosi perché rischiano di raccogliere a torto le simpatie di tutte le liste civiche e dei movimenti dell’antipolitica. Più guardo all’operazione del Cavaliere più mi sento fiero del Partito Democratico e della sua lunga gestazione, fatta di persone in carne e ossa, con le proprie idee e i propri difetti. Con un’unica amarezza di fondo: che la sinistra si sia fatta scippare il concetto di “Libertà”, che nulla ha a che vedere con l’approccio da supermercato di Berlusconi e che affonda invece le radici nei valori della Rivoluzione Francese, insieme a quelli ugualmente importanti di Uguaglianza e Fratellanza, cui le società moderne dovrebbero sempre rifarsi.

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2 commenti
  1. marco macchi says:

    Sono d’accordo, ma attenzione non sottovalutare l’approccio “da supermercato” di Berlusconi, che ha già dimostrato di saper raccogliere tantissimi consensi, specie se preso sottogamba dagli avversari.
    C’è tutta un’Italia alla quale non interessa tanto la storia politica di un partito, quanto il pacchetto di migliorie concrete che quel partito propone agli elettori.
    Bene quindi avere radici profonde, ma indispensabile saper parlare alla gente.

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  2. Caropreso Achille says:

    Caro Giuliano, quando nel 1998 entrai in Forza Italia – conosci la mia vicinda – per poi divenire consigliere comunale a Modena di quel partito, ritenevo che non fosse giusto snobbare ed accusare Berlusconi per aver fondato un partito senza aver prima persorso il cursus honorum tipico, almeno sino ad allora, dei politici italiani: professore universitario ( meglio ancora se di materie giuridiche), consigliere comunale prima, regionale poi, parlamentare, ed infine uomo di governo. In quegli anni v’ era la volontà diffusa di ” americanizzare ” ( nel senso buono del termine) la politica italiana, ergo – mi dicevo – bene così: finalmente una persona, politico non di carriera o professione, che fonda un partito ed assurge ad una delle più alte cariche dello Stato. La cosa cambia,però, allorché ho già constatato e constato proprio in questi giorni che, secondo la convinzione imperante in Forza Italia,il leader sembra dover essere NECESSARIAMENTE E DOVEROSAMENTE un soggetto non politico di professione: il solito industriale brianzolo, o giù di lì, che pensa di potere governare uno Stato con lo stesso criterio con cui manda avanti la sua ” fabricheta” ( cerco di scriverlo alla lombarda).Ecco allora servita la signora Vittoria Brambilla, tra i mugugni dei vari Bondi, Cicchitto e tanti altri che stanno piangendo…in silenzio poiché al momento non osano, ma che prima o poi si faranno sentire. Insomma, OBBLIGATORIAMENTE – secondo Berlusconi – la politica in mano ai non politici, cioè l’ istituzionalizzazione dell’ antipolitica e del clone. E qui, convengo con te, proprio non ci siamo: certo, la politica alla portata di tutti i cittadini ( “ogni caporale del mio esercito ha nello zaino il bastone da mareciallo”, diceva Napoleone Buonaparte, )ma senza una sorta di ” razzismo” all’ incontrario, anche perché non tutti gli industriali brianzoli hanno, necessariamente, le medesime capacità di porgersi che aveva il fondatore di Forza Italia.Ridiamo fiducia ai politici, essi la sappiano riconquistare con il lavoro e l’ impegno come alcuni già stanno facendo e le soddisfazioni per tutta la categoria non mancheranno. Come sempre un sincero saluto ed augurio di buon lavoro. Achille

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