UNA QUESTIONE DI AUTONOMIA

30 Ago
30 agosto 2007

Vedere le prime pagine dei giornali e i notiziari farciti di dichiarazioni di politici in merito alla questione dei lavavetri a Firenze mi pare quantomeno fuoriluogo. È curioso come ci si riempia costantemente la bocca di federalismo, ma si sia sempre pronti a rendere qualsiasi decisione locale un caso nazionale, su cui dibattere all’infinito. Tuttavia, anch’io dirò la mia, con un’opinione fuori dal coro. Credo infatti che ci sia un errore di fondo notevole nel considerare il fatto di Firenze un problema straordinario e non, quale invece è, una questione di ordinaria amministrazione che pertiene unicamente alla città: ridotta all’osso, la questione è che a Firenze l’Amministrazione e i cittadini si confrontano con un problema rilevante e scelgono come affrontarlo dopo un’attenta riflessione. L’Amministrazione si muove all’interno di un quadro normativo di riferimento, ma le misure applicate sono strettamente legate all’importanza e al radicamento del fenomeno nel territorio, e sono il frutto di una strategia o di una necessità che nasce da una profonda conoscenza delle istanze locali. In Italia, c’è la brutta tendenza a ideologizzare i temi della sicurezza, cercando di replicare modelli di condotta e dimenticandosi l’importanza del valutare i singoli casi. Invece, le grandi emergenze, come il disagio dei giovani, lo sfruttamento delle donne e dei minori, se richiedono indirizzo di carattere nazionale, non possono essere affrontate adeguatamente prescindendo dalla loro manifestazione nei diversi contesti: per fronteggiarle è necessario dunque trovare il giusto punto di equilibrio tra il riferimento normativo nazionale e le competenze locali. Qui infatti si trova un vuoto normativo che richiede di essere colmato e in questa direzione si muove il disegno di legge che ho proposto al senato per le azioni integrate per la sicurezza urbana, che propone di coordinare le competenze dei vari apparati, centrali e locali, preposti alla lotta alla criminalità e di aumentare il peso delle amministrazioni locali. La mia esperienza come sindaco di Modena mi conferma infatti che non di contrapposizioni ideologiche o astratte discussioni hanno bisogno gli enti locali, ma di strumenti operativi (e mezzi) per risolvere concretamente problemi che condizionano l’ordinato svolgersi della vita della comunità.

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