DIRADIAMO UN PO’ DI NEBBIA

20 Set
20 settembre 2007

La cifra di questi ultimi tempi, come ampiamente documentato dai giornali anche prima dell’exploit di Grillo, è senza ombra di dubbio il clima di antipatia, polemica e talvolta vero e proprio astio che va montando nei cittadini nei confronti della classe politica.
Il fenomeno mi preoccupa molto e mi crea non poco disagio, anche se capisco che per certi versi sia giustificato, specie considerando la coltre di incertezze, quando non falsità, che circondano la questione costi della politica. Il punto di partenza per affrontare il fenomeno – che senza ombra di dubbio va affrontato perché è certamente necessario intervenire e correggere alcune storture intollerabili –  credo sia quindi proprio questo: diradare la nebbia su alcune questioni chiave e poi intervenire con decisione alla base del fenomeno.
Iniziamo col fare chiarezza, dunque. Immagino che molti cittadini possano legittimamente non crederci, ma la prima cosa che vorrei chiarire è che non siamo noi senatori a richiedere aumenti di stipendio o a deliberare in merito. Esiste una legge, peraltro un po’  datata, che correla lo stipendio del parlamentare a quello di un dirigente della cassazione, parametrato su una certa quota. E’ così che si è determinato l’aumento di stipendio da 200 euro di cui in questi giorni tanto si discute. L’aumento ci arriva per legge e non può esser sospeso tecnicamente: bisogna intervenire sulla legge stessa. Nell’immediato, però, noi deputati dell’Unione stiamo cercando di trovare una soluzione temporanea, che possa risultare utile: una delle proposte emerse, per esempio, è quella di destinare il denaro dell’aumento a un fondo che eroghi borse di studio agli studenti.  Potrebbe essere una prima soluzione, nell’attesa di correggere il meccanismo.
Più in profondità, però, bisognerebbe fare chiarezza sulla busta paga, sulla sua composizione ed entità: di recente ho sentito circolare cifre che non corrispondono affatto alla realtà.  Pubblicherò qui quanto prima uno dei miei cedolini, perché mi sembra molto importante che i cittadini capiscano dove destinano il loro denaro e perché non ho assolutamente nulla da nascondere. Intanto, posso riassumere una cosa: quello che netto mi rimane in busta depurato delle tasse e depurato del versamento al gruppo parlamentare di appartenenza (circa il 35%), è nell’ordine dei 5.000 euro. Mi rendo perfettamente conto che si tratta di una cifra alta, e molto più alta del reddito di moltissimi cittadini, ma non ha niente a che vedere con alcune delle cose spaventose che si sentono dire. A questa cifra si aggiungono poi i rimborsi spese, il cui funzionamento  è forse opinabile – sarebbe meglio magari che fosse il Senato stesso a fornirci i servizi  e non un rimborso forfetario – ma può essere anche molto limpido. La questione, ridotta all’osso, è sempre una: nessun tema può essere trattato con l’accetta, e bisogna sempre operare dei distinguo. Chi come me, e non sono certo il solo,  svolge con dedizione, attenzione e onestà il proprio lavoro può documentare in modo chiaro a tutti come spende il denaro dei rimborsi.
Questo non toglie certo che esistano delle storture che devono essere affrontate e corrette quanto prima, per giustizia e anche per riavvicinare i cittadini alla politica, evitando che il populismo di oggi produca come effetto immediato una piccola epurazione politica senza però correggere alcunché, come ricordato in questi giorni anche dal Presidente Napolitano.  Dobbiamo intervenire per esempio con fermezza e chiarezza sul sistema dei vitalizi per i parlamentari, rendendoli più vicini alla realtà dei cittadini e non una squilibrata condizione di vantaggio. E dobbiamo anche ricordarci che i costi della politica sono anche un sistema pubblico eccessivamente ridondante e poco produttivo. Tutte cose di cui tenere conto per ottenere cambiamenti reali e non interventi di facciata. E’ un compito difficile ma va affrontato, se vogliamo che la politica non sia qualcosa che si fa solo per censo, e che al contempo non si distacchi dalle condizioni dei cittadini che rappresenta.
 
 

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1 commenta
  1. Alessandro says:

    Sono d’accordo con lei, Senatore Barbolini, che le questioni non si risolvono a colpi d’accetta, così come sono convinto che se un Senatore fa il suo dovere con coscienza e impegno debba guadagnare quanto un manager d’azienda. L’unica cosa che davvero mi colpisce e che lei veda come un fatto normale versare al partito di appartenenza il 35% della busta paga da parlamentare. E questi soldi come vengono utilizzati dai partiti o come dice lei dal gruppo parlamentare di appartenenza. La ringrazio per la sua trasparenza e per essere stato uno dei pochi ad affrontare conti alla mano questo tema; ma vorrei che anche i partiti facessero lo stesso, che ci dicessero come usano il 35% del suo stipendio e di quello degli altri.
    Cordiali Saluti
    Alessandro

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