NON PERDIAMO DI VISTA I FONDAMENTALI

14 Set
14 settembre 2007

Siccome mi piacerebbe che gli elettori della sinistra, e soprattutto quelli meno soddisfatti dell’operato del Governo e della coalizione, non perdessero di vista le cose fondamentali, voglio raccontarvi questo breve aneddoto.
Per cominciare facciamo un piccolo salto indietro nel tempo: circa due mesi fa, la commissione Finanza del Senato progetta un viaggio negli Stati Uniti. Lo scopo non è certo ricreativo: in programma ci sono una serie di incontri con il gotha della finanza americana per confrontarsi su temi fondamentali, come le politiche monetarie, la tutela dei consumatori in periodo di scandali finanziari e simili. Con la crisi di mutui subprime, hedge funde e strumenti finanziari in genere che imperversa dall’estate, la visita pare a tutti davvero importante.
Conoscendo le condizioni critiche in cui sempre lavora il Senato, poi, la commissione Finanza prevede una delegazione assolutamente equilibrata: oltre al Presidente partono per gli States altri due membri dell’Unione, tra cui io, e 3 membri dell’opposizione. Tutto perfetto, anche in caso di emergenze al Senato quindi: nessun favorito.
Almeno fino allo scoppio dell’ennesimo caso Rai. Cronaca di questi giorni: in luogo di Petroni, consigliere su cui a lungo si era discusso, il ministero dell’Economia, principale azionista dell’azienda, nomina Fabiani. Passano poche ore dalla notizia e il centrodestra capeggiato dall’instancabile Cavaliere grida alla spallata. Da uomo della libertà qual è, Berlusconi imbufalito denuncia l’occupazione della Rai a carico della sinistra e agita lo spauracchio della mancanza di pluralismo nel Cda. I più smaliziati pensano che dietro alla rabbia del Cavaliere dev’esserci qualcos’altro, ma sono solo mali pensieri. Il Senato, infine, stabilisce un giorno della prossima settimana per votare sulla nomina.
Il resto della cronaca è più interessante: alla vigilia della partenza per gli States, il delegato che fa capo a Forza Italia ci comunica di non poter partire. L’assenza a una votazione così importante non sarebbe tollerata dal capo del partito, Berlusconi stesso, e teme che i giornali che a questi fanno capo lo metterebbero alla gogna. Poche ore dopo, anche il delegato di Alleanza Nazionale annuncia che non partirà: il suo capogruppo, d’accordo con il capogruppo di Forza Italia, ne richiede la presenza alla votazione. Quasi scontato dire che anche il delegato dell’Udc si tira indietro a breve giro di posta.
Tirando le somme, siccome noi delegati di sinistra non siamo del tutto sprovveduti, e sappiamo di avere solo due voti di maggioranza in Senato, ci troviamo costretti a rinunciare al viaggio. Nonostante l’accordo di partire tre e tre, quindi, la visita di cruciale importanza, dalla quale si sarebbero potuti ricavare ottimi spunti per risolvere problemi fondamentali anche in Italia, finisce con l’essere notevolmente ridimensionata: a partire sarà solo il presidente della commissione, e a fatica riuscirà a spiegare agli illustri signori che avremmo dovuto incontrare come mai alla fine gli altri non siano presenti.
Resta da chiedersi come mai per Berlusconi la votazione sulla Rai sia così importante, e soprattutto talmente importante da chiedere ai suoi uomini di rinunciare a un viaggio che comporta non solo una figuraccia internazionale, ma anche la perdita di informazioni estremamente utili per tutti i cittadini, inclusi i suoi elettori. Alle male lingue, viene da pensare che Berlusconi sia certo un uomo di libertà e per essa si batta strenuamente, ma che tutto questo interessamento possa avere un’altra ragione: forse al Cavaliere, titolare dell’altro colosso televisivo italiano, Mediaset, un competitor ingessato e poco accattivante fa molto comodo? Saranno solo illazioni, ma più che lecite. E se certamente il centrosinistra deve migliorare e migliorarsi, è bene ricordarsi sempre di chi c’è come avversario (lo dico anche ai miei colleghi in vista del difficile dibattito che avremo al Senato…)

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1 commenta
  1. Fabrizio Ferrari says:

    Caro senatore,
    la ringrazio per questo gustoso retroscena.
    Se non fosse una quasi tragedia per l’Italia, l’attaccamento del Cavaliere alle sue industrie e la sua furia nel proteggerle mi farebb quasi ridere…

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