NON SOLO CON GLI STUDI SI GOVERNA

10 Ott
10 ottobre 2007

Dopo il richiamo del commissario dell’Unione Euopea Almunia, stamattina in un’udienza di fronte alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato anche il Governatore della Banca d’Italia Draghi è stato critico con la Legge Finanziaria, sottolineando che non è sufficiente a frenare la spesa, lamentandosi del fatto che l’extragettito non sia stato dedicato prioritariamente al risanamento e tirando la conclusione che potrebbe essere molto impegnativo rispettare le previsioni sull’andamento macroeconomico.
Una serie di osservazioni legittime, che accolgo con il massimo rispetto, apprezzando la funzione di stimolo e critica che derivano in primis delle competenze del Governatore. Riconosco inoltre senza difficoltà che nel sottolineare la necessità di aggredire la spesa e ridurre il debito Draghi pone questioni vere. E tuttavia, credo che ci sia qui un punto importante da sottolineare, proprio come ha fatto ieri il presidente Prodi: le valutazioni vanno fatte non sono su ragionamenti teorici, ma sulla base delle condizioni di vita concrete. Non si fanno cadere dall’alto degli studi, ma si maturano conoscendo la reale situazione del Paese. Di questa situazione tiene conto la nostra Finanziaria, con tre obiettivi concreti: il risanamento dei conti, la crescita e l’equità sociale.  Con undici milioni di persone sulla soglia della povertà, destinare parte delle entrate al risanamento delle loro condizioni di vita è uno dei punti fondamentali  e distintivi di un governo di centrosinistra. A nulla vale infatti il risanamento se nel realizzarlo si sfiniscono le persone, lasciandole senza mezzi. Per questo la critica di Draghi come quella di Almunia rientrano in certa misura in un dibattitto che è innanzitutto una questione di ideali e cultura. Qui si vede chiaramente l’enorme differenza tra lo studioso e l’amministratore, sia questi comunale o dell’intero Paese: il primo ragiona in astratto, il secondo deve cercare di far quadrare un cerchio mettendo insieme esigenze che difficilmente stanno insieme. E, nel farlo, noi di centrosinistra privilegiamo le persone.

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