SULL’IMMIGRAZIONE PIU’ CORAGGIO E PROFONDITA’

18 Ott
18 ottobre 2007

Nella mia città, Modena, si sono succeduti in questi ultimi giorni fatti di cronaca luttuosi ed estremamente preoccupanti: due immigrati all’interno del Centro di permanenza temporanea si sono tolti la vita, e ne è nata una ribellione dentro alla struttura che è stata calmata solo con l’arrivo delle forze dell’ordine e con il trasferimento di alcuni dei suoi abitanti. Quasi contemporaneamente, nella vicina Reggio Emilia, all’interno del tribunale, un immigrato albanese ha sparato alla moglie e al cognato, prima di essere freddato da un poliziotto.
Fatti di sangue tristi e drammatici, che fanno riflettere su come sia difficile promuovere una politica sull’immigrazione che sia insieme di inclusione e  a favore della cittadinanza, ma che tenga conto e rispetti le differenze culturali e religiose. Una politica dunque capace di andare in profondità, che nasce da un atteggiamento di accoglienza riflessivo e progettuale, per la costruzione di un nuovo modello di società. Diversa, sicuramente, dall’attuale legge Bossi Fini che ha dimostrato nel concreto di non essere in grado di governare meccanismi complessi come quelli migratori sono. Cercando di non essere unicamente sanzionatori, bisognerebbe riuscire a trovare il coraggio di sperimentare per individuare da un lato ciò che è necessario mettere in comune per creare appartenenza e dall’altro ciò che è invece necessario lasciare ai singoli – ad esempio in tema di simboli religiosi – senza essere messo in discussione. Tenendo conto che esiste una fascia di marginalità sociale, anche tra gli immigrati, da colpire per mantenere il rispetto della legalità.
Si tratta di questioni complesse, che non possono certo essere ridotte a poche battute. Non è sufficiente infatti dire che i Cpt devono essere chiusi o devono rimanere aperti, ma bisogna indagare, soffermarsi, studiare,  confrontarsi. Il Governo aveva individuato una buona proposta, in questa direzione, con il DDL Amato Ferrero, ma l’opposizione demagogica e aprioristica della destra non ha finora permesso di discuterlo e affrontare il problema con la dovuta serietà. L’auspicio è che questo atteggiamento di rifiuto aprioristico, con le barricate alzate prima ancora di aver ascoltato cosa si ha da dire, possa cambiare. Non solo per vivere meglio il nostro quotidiano, ma per consegnare alle generazioni future un mondo migliore.

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