LA GHIRLANDINA IN VERSIONE PALADINO

07 Nov
7 novembre 2007

Nella mia città, Modena, da qualche giorno il dibattito pubblico è tutto concentrato sul restauro della “Ghirlandina” e sulla decisione dell’Amministrazione di ricoprire durante i lavori la torre con un telo dell’artista Mimmo Paladino. Una scelta originale, curiosa e inedita, ma credo azzeccata, considerando che Paladino ha fatto negli anni delle cose straordinarie e da tempo collabora con la Galleria Civica di Modena. Il telo di Paladino potrebbe curare la ferita che in qualche modo l’impalcatura intorno al monumento rappresenta per la città. Tuttavia, sono molti i detrattori: le lettere di critica arrivano ai giornali locali e trovano risalto su Internet, sostenendo che l’intervento potrebbe essere troppo caro ma, soprattutto, che il centro storico non deve essere toccato per preservarne l’integrità.
Un atteggiamento che francamente un po’ stupisce e spiace: è infatti giustissimo che la comunità discuta sulle scelte collettive – ed è persino piacevole per una volta discutere di opere d’arte e non di problemi di sicurezza – ma in questo atteggiamento mi pare di ravvisare un rifiuto aprioristico, una sorta di “remora preventiva” che vede male qualsiasi forma di sperimentazione artistica. Credo che una città come Modena dovrebbe invece avere la voglia e il coraggio di sperimentare, dando libertà all’arte, quando la sperimentazione non comporta alcun danneggiamento per i monumenti, come nel caso della Ghirlandina che non sarà rovinata in alcun modo, ma semplicemente ricoperta e, oltretutto, per un periodo di tempo limitato alla durata dei lavori. La “museificazione” del centro storico (intendiamoci, nessuna deroga alla sua salvaguardia e valorizzazione), di cui io stesso pagai le conseguenze quando in qualità di sindaco provai ad affidare a Ghery il restauro della porta San Agostino ricevendo lo stop dai Beni Culturali, rischia quindi di trasformarsi in una sorta di immobilismo culturale. Ben venga allora il telo di Paladino sulla Ghirlandina, che è un monumento dichiarato patrimonio dell’umanità, la cui bellezza è inarrivabile e inimitabile: ricoprirlo con un riproduzione della torre stessa non renderebbe giustizia alla sua unicità, mentre il lavoro di un artista lasciato libero di esprimersi non può che contribuire al lustro e al patrimonio culturale di Modena.

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3 commenti
  1. Franco says:

    Caro Senatore,
    oggi ha proprio colpito nel segno. Questa città addormentata, conservatrice, senza brio e senza idee, si lamenta per una opera nuova, divertente, che ci terrà compagnia qualche anno, che stupirà i turisti e che gli farà dire, ma guarda che bella idea per nascondere le impalcature e i lavori di restauro di uno dei gioielli di questa città. Estremizzando la questione mi viene da dire: magari se fosse permanente. Già perchè le altre città vicine stanno lasciando alcune tracce di questo inizio di millennio: Reggio e il ponte di Calatrava, Parma e l’auditorium realizzato da Renzo Piano, Bologna con il suo nuovo e supervisitato Mambo…e Modena resta a guardare. Persa la ghiotta occasione di un opera di Ghery (ricordo a chi si lamenta di Paladino che a Bilbao, prima della costruzione del Guggenheim, non avevano visto mezzo turista e oggi ne vedono circa un milione all’anno. E poi si muove tutto così lentamente in questa città. Il museo nella casa natale di Ferrari doveva essre pronto nel 2009….e invece non hanno ancora cominciato i lavori. Insomma 25 anni fa pensavo di abitare in uno dei posti più dinamici d’europa, con un sacco di cinema, rassegne, conferenze, stagioni teatrali e musicali da far paura, galleristi che lanciavano non solo artisti ma veri e propri movimenti (vedi la transavanguardia lanciata dal gallerista modenese Mazzoli e che annoverava Paladino fra i suoi artisti). Oggi a parte la prosa al teatro delle passioni, una buona stagione di concerti di musica classica al comunale (pochi anni fa i concerti erano quasi una ventina oggi sono 9) e le conferenze della Fondazione Collegio San Carlo (e ovviamente l’appuntamento di settembre con il festival della filosofia) non si vede altro all’orizzonte. Nessuna novità! Qualcuno potrebbe dire che mi sto lamentando del brodo grasso ma io da questa città, da questa gente che in tanti settori ha fatto miracoli, mi aspetto di più.
    Grazie dello spazio, Senatore e in bocca al lupo per tutto
    Franco

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  2. ostedellamalora says:

    bravo senatore vivo a modena da quasi 20 anni e debbo dire che i modenesi reagiscono sempre allo stesso modo di fronte a qualsiasi novità.
    formidabile la tua”remore preventive nei confronti di ogni sperimentazione artistica” eppure è innegabile che in questo territorio ci sono state e son convinto ce ne saranno altre di eccellenze in tutti i campi.
    saluti e auguri dall’ostedellamalora.

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  3. Luisa says:

    Gentile Senatore,
    cosa sarebbe la nostra Modena senza la Ghirlandina? E allora perchè, per questi due anni in cui non la potremo vedere, in attesa di averla ancora più bella, non affidare la sua copertura a un artista del calibro di Mimmo Paladino?
    E’ vero che ci sono state polemiche sui costi ma, a mio avviso, perchè non contribuire a preservare ciò che di prezioso abbiamo facendolo in modo anche dilettevole (oltre che utile)?
    Una citazione emiliana che ammicca alla Berlino internazionale: la Ghirlandina avvolta dai colori di Paladino come il Reichstag di Berlino nel ’95 fu avvolto dal cellophan di Christo durante gli ultimi lavori di restauro. Arte in divenire. Opera d’arte nel recupero dell’opera d’arte. Con la differenza che questa volta gli interventi celati dalle strutture non saranno troppo invasivi.
    Coraggio, Modena non è così “museificata”: anche dal punto di vista
    sociale e mondano il centro storico negli ultimi anni è stato
    rilanciato. Adesso quando un modenese vuole uscire va in centro… non
    è anche questo un buon servizio per il cittadino?
    E poi si è concluso da pochi anni il restauro della Galleria Estense e anche quello della biblioteca Delfini, così bella e tecnologicamente avanzata, con la sua torre libraria, da essere degna di una grande città.

    Luisa

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