UN CONFRONTO DI ALTO LIVELLO

26 Nov
26 novembre 2007

Di fronte alla notizia della morte del giovane Daniele Paladini nell’attentato in Afghanistan voglio intanto esprimere tutta la tristezza e il rammarico per una vita stroncata prematuramente, così come la mia vicinanza alla famiglia che davvero si è distinta nel lutto per l’altissimo profilo tenuto, capace di estrema riservatezza e sobrietà.
Un comportamento che merita di essere onorato, in primis evitando di far scivolare il discorso politico nella polemica sterile, nei battibecchi dell’aula circa il ritiro delle truppe, con le consuete esternazioni non ragionate. Credo invece che proprio la natura dell’attentato – avvenuto durante la cerimonia di inaugurazione di un ponte costruito grazie al genio e al sostegno italiano –  dovrebbe ricordare ai più che la nostra presenza in Afghanistan non ha matrice di aggressività, bensì di peace keeping, di aiuto alla ricostruzione di un Paese martoriato che ancora trova enormi difficoltà nel processo di normalizzazione e democratizzazione. Proprio con questa chiave di lettura si capisce l’importanza della richiesta del Presidente Prodi che, sempre sotto l’egida delle Nazioni Unite, chiede e intende dare maggiore caratura politica alla missione, esattamente come si è fatto un anno fa in Libano. Davanti all’attentato la soluzione non è infatti scappare, ma rimanere sul problema, cercando la migliore strategia per frenare le situazioni di ingovernabilità che ancora e di nuovo esistono in Afghanistan. Parlando di un nuovo corso della missione non si intende quindi trovare un escamotage per nascondere un problema interno alla maggioranza, ma cercare invece in modo fermo di innescare dinamiche positive per un Paese che realmente e da tempo ne ha bisogno.
Mi auguro quindi che, anche nel rispetto di chi ha perso la vita per questa causa, la discussione politica sull’Afghanistan possa essere priva di retorica e della consueta contrapposizione ideologica, ma proponga un confronto di alto livello. È un appello che rivolgo certo all’opposizione, ma anche ai colleghi della maggioranza, che per primi talvolta faticano a stare sul tema.

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2 commenti
  1. ostedellamalora says:

    caro senatore è proprio un bel commento..politico.
    d’altronde ella è un uomo della politica!
    mi son trovato in un contesto giovanile qualche giorno fà e discutendo di questo ennesima tragedia in nome di una causa che non tutti riescono a comprendere,mi sono venuti in mente alcuni versi di una vecchia ma molto attuale ballata di de andrè:
    “ma quando gli dissero di andare avanti troppo lontano si spinse a cercare la verità….ed ora che è morto la patria si gloria di un’altro eroe alla memoria..”
    cordiali m.g

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  2. Fabrizio L. says:

    Caro Senatore,
    basta con la retorica e la contrapposizione ideologica, come dice lei, ma afrettatevi a cambiare volto alle operazioni di peace keeping. Così come sono picciono a pochi e forse non sono molto utili. C’è bisogno di un maggiore sforzo diplomatico a livello di Nazioni Unite, bisogna ridisegnare le tempistiche e le modalità degli interventi di pace. Il mondo cambia velocemente, ogni paese in cui si interviene a delle dinamche particolari che necessitano degli studi molto attenti. Insomma nel palazzo di vetro dovrebbero fare questo di mestiere se non sbaglio. Mi pare che che anche in quel palazzo si batta la fiacca. La saluto e le auguro buon lavoro

    Fabrizio L.

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