UN GESTO FORTE CONTRO LA VIOLENZA

12 Nov
12 novembre 2007

Di fronte a quanto accaduto ieri – la morte del giovane Gabriele, ucciso da un colpo di pistola  sparato da un agente, in una dinamica ancora da accertare – non posso intanto che manifestare enorme dolore e amarezza, per una fine così tragica e drammatica da risultare quasi incredibile.
Ci vorranno spiegazioni, sarà necessario accertare fatti e responsabilità, e mi auguro che, come ha dichiarato il ministro Amato, non ci saranno reticenze nell’affrontare la questione.
Nel frattempo però ci sono due elementi su cui focalizzare l’attenzione, davvero sconcertanti. Il più evidente è la dimensione di violenza che percorre il tifo organizzato, e che anche ieri abbiamo visto all’opera, con momenti di guerriglia urbana che ricordano quelli degli anni ‘70. Un clima di violenza che non nasce da un giorno all’altro ma che viene invece alimentato con costanza, che cresce all’interno della società e trova sfogo la domenica negli stadi. Fenomeno preoccupante, che lo diventa ancor più quando si considerano le aree di collusione con gran parte dei club calcistici, che mai hanno significativamente stigmatizzato i comportamenti violenti, ma anzi spesso li hanno coperti. Che allo stadio si entri con mazze e bulloni, con la sola voglia di fare a botte, è onestamente intollerabile. Così come mi pare inconcepibile il circuito mediatico che ieri per tutto il pomeriggio ha dato la caccia alla notizia, costruendo informazione laddove non ce ne era e alimentando la tensione già altissima tra i tifosi e le forze dell’ordine, anche se certo bisogna riconoscere che il Vicinale per primo non ha aiutato molto nel fare chiarezza sui fatti. In questi casi credo sia necessario invece ricercare nella tragicità del dramma una certa razionalità, per non creare cortocircuiti pericolosi.
Il dato di fatto, lampante sotto gli occhi di tutti, è che le leggi da sole non bastano più a controllare un fenomeno, quello della violenza negli stadi con tutte le situazione annesse e connesse, che è diventato un’emergenza sociale. C’è bisogno di un cambiamento radicale, che parta da una presa di coscienza e un’assunzione di responsabilità generalizzata. Per evitare di vederci costretti a relegare le partite sul piccolo schermo della Tv, perdendo anche tutto quello che di bellissimo c’è in un tifo “sano”, sarebbe bene fermare il campionato e fermarsi a riflettere, coinvolgendo atleti, tifosi e società in un ripensamento che come prima cosa deve probabilmente liberare un po’ degli interessi che ruotano intorno a questo sport.

Share on Google+Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedInEmail this to someonePrint this page
2 commenti
  1. ostedellamalora says:

    caro senatore come sempre ella riesce ad andare al nocciolo del problema mi permetto di aggiungere qualche altra considerazione:
    a)dove era il ministro degli interni domenica 11 novembre?forse non ha avuto tempo per esaminare con attenzione la gravità di quello che stava succedendo nel paese italia.
    b)oppure quello che stava per accadere si sapeva benissimo ma, considerando che la sospensione della giornata calcistica avrebbe danneggiato tutti quelli che hanno interesse affinché tutti se ne stiano seduti buoni davanti alla televisione per assorbire la dose d’oppio domenicale, si ritenuto di non intervenire?
    ultima considerazione proviamo a non mandare le forze dell’ordine negli stadi.
    cominciamo a modena?
    cordialmente m.g.

    Rispondi
  2. Achille Caropreso says:

    Caro Giuliano, indubbiamente necessita un gesto forte contro una “certa” violenza, ma si parte molto male se si decide di lasciare quartieri di Roma in balia di criminali, per il timore di un’ eventuale mattanza. Quale idea dello Stato si possono fare i cittadini se, nei momenti drammatici, lo Stato stesso abdica dal mandare i suoi uomini per paura che ci scappi – ripeto – la mattanza? Cosa potranno pensare quei ” poveri” custodi del palazzo del CONI che hanno chiamato la polizia, ma si sono sentiti rispondere che loro, i poliziotti, avevano l’ ordine di restare in caserma? E quanta debolezza ha mostrato lo Stato proprio nei confronti di quei delinquenti, che invece avrebbero dovuto avere pane per i loro denti? Ciò non potrà essere inteso – da quelle menti bacate – come un invito a colpire ancora, impunemente?
    Insomma, troppe cose non hanno funzionato: a partire dal Questore di Arezzo che ha taciuto per troppo tempo, sino al Ministro degli Interni, passando attraverso il capo della Polizia, Manganelli. La battuta è irriguardosa, ma temo che troppe persone, custodi dell’ ordine pubblico ( non a caso era domenica !) stessero a casa in panciolle a digerire il pranzo domenicale, e troppi poliziotti fossero in permesso domenicale! Veramente una triste domenica per le nostre istituzioni democratiche, e così la destra continuerà a dire che è lei l’unica depositaria dell’ ordine pubblico. Non ti sembra giusto che qualcuno debba pagare per tale e tanta inadeguatezza?
    Come sempre un sincero saluto. Achille

    Rispondi

Lascia un commento

Vuoi unirti alla discussione?
Contribuisci!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

© Copyright - Giuliano Barbolini