ARIA DI NUOVO

10 Gen
10 gennaio 2008

In questi primi giorni di votazioni negli Stati Uniti osservo con vero piacere la vivacità delle primarie per la scelta del candidato Presidente in entrambi gli schieramenti. Non c’è nemmeno bisogno di dirlo, sono dalla parte dei democratici e molte delle mie simpatie vanno a Obama, una ventata di aria fresca che porta auspici di grandi cambiamenti. È innegabile comunque che anche la vittoria di Hillary Clinton sarebbe un fatto epocale, come prima donna candidata alla Casa Bianca, seppure con la perpetuazione di un sistema familiare di passaggio di potere, spesso all’opera in Nord America – i Kennedy, i Bush, ora i Clinton – che non coincide perfettamente con il nostro concetto di democrazia.
Il confronto vivo e frizzante in atto tra i candidati democratici offre davvero una boccata d’ossigeno a una situazione – quella americana- che negli anni della presidenza Bush è diventata stantia e stagnante, con gravi problemi sociali e un’economia sull’orlo della recessione – e si sa che in America lo stato sociale non ha certo la stessa capacità di assistenza a chi ha bisogno di quello europeo. Si tratta di un processo democratico da osservare con grande attenzione, che finora ha fatto registrare un’altissima partecipazione, segno, probabilmente, che la popolazione ha realmente bisogno di invertire la rotta. L’auspicio che mi faccio, e che faccio agli amici americani, è che l’intero processo possa essere portato a termini senza intoppi, senza interferenze sovranazionali e senza essere funestato da macroeventi, come quelli il cui terrorismo purtroppo ci ha abituato, che potrebbero essere manipolati come già è successo per intervenire sulle ansie e sulle paure della nazione.
Avanti tutta dunque: la vittoria di un candidato democratico, quale che sia, non potrà che risollevare l’umore e le sorti di un intero paese, e ridare all’America anche in campo internazionale le simpatie di cui sempre ha goduto e che le sono venute a mancare con la gestione imperialista dei due mandati Bush.

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1 commenta
  1. Marco says:

    Caro Senatore
    c’è un bisogno incredibile di aria nuova. Ma partirei ad aprire le finestre in casa nostra piuttosto che gioire della possibile vittoria di un candidato democratico negli Stati Uniti. Proviamo qui in Italia, cominciamo innanzitutto a dare spazio ai giovani. Il prossimo premier dovrebbe avere meno di 50 anni, solo così noi giovani ci sentiremmo davvero rappresentati. Pensateci
    Buon lavoro
    Marco G.

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