GIOVANI, L’IMPORTANZA DEGLI STILI DI VITA

14 Gen
14 gennaio 2008

Questa mattina sono stato a un incontro con alcune delle V classi dell’Istituto Tecnico Commerciale di Carpi, ospiti a Palazzo Madama nell’ottobre scorso nell’ambito dell’iniziativa “ Un giorno in Senato”, studiata per premiare le scuole più attive nel campo dell’educazione civica. Un’occasione offerta ai ragazzi non solo per poter visitare palazzi magnifici e importanti, ma anche e soprattutto per osservare dal vivo i lavori del Parlamento, occupandosi per due giorni di cose concrete e avendo l’occasione di conoscere senatori e deputati della loro zona d’origine.
In quei giorni, a causa di intense discussioni in aula, non ebbi occasione di passare tempo con gli studenti ma, stimolato dal confronto, ho scelto di andarli a trovarli stamane. A loro ho spiegato il meccanismo che porta alla nascita della Finanziaria, con tutti i passaggi dalla prima stesura del Dpef all’approvazione – spesso sofferta – della legge in Parlamento. Con piacere e sorpresa, la discussione si è presto trasformata in un colloquio libero e informale, in cui i ragazzi mi hanno chiesto alcune delle cose che stavano loro più a cuore, in primis il DDL su discoteche e stili di vita di cui sono firmatario e che anche su questo blog ha racconto commenti su più fronti.
Mi sembra quindi giusto tornarci sopra e spiegare la ratio di un provvedimento che non pensavo certo essere la panacea di tutti i mali, quanto piuttosto un punto di partenza per affrontare un fenomeno – quello delle stragi del sabato sera e dell’importanza dell’offerta di stimoli ai giovani – di cui va certo preso atto. Alla base della stesura del DDL la considerazione che esistono molti giovani cui piace riunirsi e suonare musica, ed è profondamente ingiusto che siano equiparati agli artisti professionisti e siano soggetti al pagamento dei diritti Siae. Quindi, prima in un passaggio della Finanziaria 2007 e poi con maggiori precisazioni in un decreto collegato alla Finanziaria 2008, è stato deciso di eliminare l’onere economico e la burocrazia legati ai pagamenti Siae per chi suona in pubblico in modo non professionistico. Una scelta che è andata incontro a varie polemiche, in primis impattando con le burocrazie e con i musicisti cosiddetti professionisti, ma che sostengo con fermezza. Approfondendo la tematica della musica dal vivo ho però anche scoperto che esiste un vasto fenomeno di elusione fiscale nei locali adibiti a discoteche, dove si usa un trucchetto per godere degli sgravi fiscali che spettano ai locali che offrono musica live. I gestori delle discoteche chiamano cioè ad esibirsi artisti che suonano quando la pista è completamente vuota e spesso l’intero locale deserto, servendosi non di strumenti ma di basi preregistrate, e per poco più di mezz’ora: in questo modo riescono ad accaparrarsi gli sgravi, ma senza veramente offrire nulla di nuovo ai giovani.
Con l’aiuto di esperti ho elaborato invece una definizione corretta di musica dal vivo, stabilendo come principio del DDL che solo i locali che veramente la propongono possano godere degli sgravi.
A questa prima riflessione, che parte dalla considerazione che i furbetti non sono tollerati, in nessun settore, ho poi aggiunto ulteriori considerazioni sulla diffusione degli alcoolici, di cui ho proposto di vietare la vendita dopo una certa ora: non si tratta certo di proibizionismo ma della mera constatazione che, essendo anticipata l’ora in cui si inizia a bere con la diffusione di happy hour e simili, è giusto che i ragazzi abbiano il tempo per smaltire.
Mi aspettavo per questo una rivolta dei gestori, invece ho raccolto diversi commenti, alcuni che mi tacciavano di ipocrisia. Credo che non ci sia invece nulla di ipocrita nella proposta, che al massimo definirei salutista, ma solo il tentativo di ragionare intorno al dramma delle stragi del sabato sera, che sono moltissime, anche per colpa dell’alcol.
Ritengo infatti che per arginare il fenomeno non bastino i divieti e i controlli, ma sia importante provare a intervenire sugli stili di vita, offrendo ai ragazzi alternative allo sballo: la mia proposta di legge non è certo una ricetta, ma quantomeno uno stimolo a cambiare, perché certamente nulla si può modificare se non ci si prova.

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1 commenta
  1. monica says:

    sarà anche vero senatore, ma se volete fare bene le cose guardatevi intorno: uno esce dalla discoteca dove non si può più bere e nel baracchino delle piadine di fronte vendono le birre! Ma allora che senso ha?
    Ci prendete in giro?

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