UN TRISTE EPILOGO

25 Gen
25 gennaio 2008

È con molta amarezza che oggi affronto questa pagina bianca. Ma, per dovere di cronaca, e anche per sfogo personale, è giusto che vi racconti di questa sconfitta, in qualche modo già scritta. Noi che abbiamo vissuto il Senato con costanza e passione, sempre e in particolare in questi giorni, lo sapevamo già: forse pensavamo in numeri lievemente diversi, ma poco conta ormai. Quello che conta è ciò che accaduto ieri: i momenti di tensione e il vergognoso episodio dell’aggressione ai danni di Cusumano, colpevole solo di aver rispettato il vincolo di mandato con gli elettori. E poi ancora l’attesa per il chiarimento politico di Mastella, da cui ci si aspettava una qualche spiegazione per la mancata fiducia a Prodi, e che invece ha preferito dedicare 4 dei 7 minuti a sua disposizione alla lettura di una poesia – si dice peraltro, già adoperata per fare bella figura in altre occasioni.
Insomma, incapaci di capire e giustificare le scelte dell’ex Guardasigilli, ma anche di Dini – talmente rigoroso sui conti da fare cadere il governo che pure nel risanamento dei conti qualche successo lo aveva avuto, e proprio nel momento di massima turbolenza sui mercati – abbiamo comunque resistito fino all’ultimo minuto, con la dignità di chi crede nel proprio dovere. E adesso è impossibile non sentire un sapore amaro in bocca, specie con la consapevolezza che le nefandezze che sono state addebitate a questo Governo non sono in realtà sua responsabilità, bensì la nefanda eredità lasciata da chi ora si propone come salvatore la patria.
Siamo di fronte a un immiserimento per il Paese, un immiserimento di cui l’Italia davvero non aveva bisogno in un momento così difficile anche sotto il profilo economico, in un momento in cui avremmo finalmente potuto iniziare a ridistribuire a chi ha bisogno.
Vedremo cosa succederà: le sorti del Paese sono ora in mano al capo dello Stato e sarà lui a decidere cosa è meglio fare. Quello che è certo è che andare a votare con questa legge elettorale sarebbe demenziale, nonostante le consuete boutade berlusconiane. Prima di tornare alle urne sarebbe fondamentale in tutti i casi mettere mano alle regole e riscriverle, perché è impensabile che un Paese sia tenuto in scacco da chi ha l’1% dei voti.

P.S. Amici meglio informati di me mi riferiscono che la poesia letta da Mastella non è affatto di Neruda, come lui ha detto, ma di una poetessa brasiliana: ecco un’altra mastellata!

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2 commenti
  1. anna maria corposanto says:

    Annichilita, sì, mi sento annichilita per tutto ciò che sta accadendo e che immagino accadrà dopo la caduta del governo Prodi. Oggi per me è una giornata in cui non riesco a trovare conforto nella razionalità, perchè questa ormai latita e scarseggia, come i viveri di prima necessità di un paese in guerra.
    “Tutto il mondo è paese”, già, ma mai come il nostro: siamo pieni di rifiuti – in ogni senso – e ci permettiamo il lusso di sguacciarci dentro, senza accettare soluzioni di buon senso a portata di mano. Stiamo diventando davvero un paese cloaca… ad oggi, mi sembra essere questo il massimo risultato della famigerata ‘creatività’ italiana.
    ad maiora. – anna maria

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  2. achille caropreso says:

    Caro Giuliano, che dire? Non è facile pensare che gli Italiani dimentichino in pochi giorni ciò che è avvenuto al Senato; anzi, se dovessero dimenticarlo, vorrebbe dire che sono talmente abituati alla degenerazione della politica che non si scandalizzano più di nulla…tanto ormai. Invece mi auguro che pensino su quanto è accaduto, ai prodromi che hanno portato a quella vergognosa seduta e ne traggano spunti di profonda riflessione. Certo ciò che è avvenuto è agghiacciante e l’ esempio che ne traggono in provincia i rappresentanti locali dei partiti è dei più negativi ( oggi a Modena AN festeggia con uno spuntino alla mortadella la caduta del governo Prodi: goliardia delle più tristi). D’ altra parte, dopo insulti, sputi e brindisi – in aula al Senato- con spumante e mortadella, potrebbe accadere qualcosa di diverso? Persino Mussolini MINACCIO'( sottolineo: MINACCIO’) di trasformare il Parlamento in un bivacco, ma non lo fece: altri,invece, l’ han quasi fatto. Insomma, siamo messi male. So che qualcuno dirà che anch’ io sono una degenerazione della politica ( eletto per Forza Italia ne sono uscito per costituire il Gruppo Indipendente, come perlatro hanno fatto altri eletti in FI della nostra Provincia, ma ho sempre rispettato tutti e non ho mai insulato nessuno; anzi ho pubbblicamente ringraziato – seduta del 10 luglio 2006 – FI per avermi consetito di entrare nel Consiglio comunale di Modena). Mi scuso per la parentesi personale; è indispensabile far di tutto per ricostruire il rispetto dei cittadini verso la politica e coloro che la fanno, senza perdere tempo e con l’ aiuto di tutte le forze che hanno a cuore il Paese e non gli interessi di bottega. Pensiamo a cosa si potrebbe fare. Un saluto da Achille Caropreso

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