EMILIO FEDE E LA POLIZIA MUNICIPALE

19 Mar
19 marzo 2008

Non so quanti di voi guardino il telegiornale di Emilio Fede, ma per chi se lo fosse perso vi racconto uno dei recenti exploit del direttore del Tg4.
Era infatti il 15 marzo quando – maliziosamente verrebbe da pensare sull’onda di una contravvenzione subita – il buon Fede si scagliava contro i vigili urbani, sostenendo che sono protervi nei confronti dei cittadini, restii nel fornire spiegazioni e soprattutto insindacabili, nella misura in cui le decisioni da loro prese non possono essere messe in discussione da qualcuno a loro superiore in grado. Insomma, secondo Fede, quando di mezzo ci sono cose delicate come i punti della patente, sarebbe necessario che le decisioni venissero prese da qualcuno di più autorevole e attento come la polizia stradale o i carabinieri, e che quindi il Parlamento dovrebbe intervenire per cambiare in questo senso le disposizioni di legge (resta da chiedersi cosa dovrebbero fare, a quel punto, secondo il direttore, vigili e affini).
Aldilà dell’evidente polemica scatenata con il SULPM, sindacato autonomo della polizia municipale, e con i singoli individui, nell’affermazione di Fede sembra mancare qualsiasi dose di buon senso, che permetterebbe a chiunque di capire che quello della polizia municipale è un compito delicatissimo, impopolare e un po’ ingrato, visto che nessuno ama ricevere sanzioni. Oltretutto, considerato che le statistiche dicono in modo chiaro che la maggior parte degli incidenti mortali avviene in città e non sulle grandi arterie di scorrimento, l’importanza e il presidio delle regole sono vitali, e il ruolo degli operatori municipali ha enorme importanza, oltre a essere in certa misura anche pericoloso.
Proprio per questo la mia posizione sul ruolo della polizia municipale è diametralmente opposto a quello di Emilio Fede, come peraltro già scritto su queste pagine e come dimostra il DDL su politiche integrate di sicurezza urbana e riforma della polizia locale di cui sono primo firmatario. Nella mia esperienza di primo cittadino ho infatti verificato quotidianamente l’indispensabilità della polizia locale, i cui poteri non solo non devono essere diminuiti, ma anzi intensificati e compiutamente valorizzati per avere una polizia che sia di prossimità e di comunità. Proprio per questo mi sono fatto e mi farò portavoce in Parlamento di un riordino che tenga debitamente conto del ruolo svolto dalla polizia locale, al fine di ottimizzarne le competenze e l’importanza, in direzione diametralmente opposta della vituperazione del direttore del Tg4.

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2 commenti
  1. Arcangelo says:

    Leggo su OpenPolis che lei, alla votazione in Senato sulla Rimozione dell’esenzione ICI per il Vaticano ha votato CONTRO.

    Cioe` lei ritiene che il Vaticano debba essere esentato dal pagare l’ICI anche per gli immobili ad uso commerciale???

    Ci puo` spiegare come mai questo suo voto contrario?

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  2. Giuliano Barbolini says:

    Caro Arcangelo,
    è fondamentale contestualizzare sempre le decisioni prese, e le votazioni con cui sono state raggiunte.
    Nel caso della rimozione dell’esenzioni ICI sugli immobili commerciali del Vaticano, il Senato stava votando un provvedimento con carattere d’urgenza e margini di manovra in aula molto limitati. L’emendamento sulla rimozioni ICI era stato presentato da esponenti del Partito Socialista con l’intento tutto politico di creare confusioni e contraddizioni tra le anime del centrosinistra: un farsi i dispetti che nulla ha a che vedere con la crescita del Paese.
    La discussione su come quali debbano essere le esenzioni ICI e come vadano applicate, cui riconosco grande importanza, è un tema di merito che va affrontato nel merito e con le giuste condizioni. Brandirlo come una clava come strumento politico non significa prendersene cura, ma solo volere essere strumentali. Con il mio voto, quindi, ho in definitiva solamente rimandato al mittente una strumentalizzazione politica, ma le assicuro la mia apertura a trattare la questione con l’attenzione che merita.

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