DALLE PROMESSE AI FATTI

18 Apr
18 aprile 2008

Da quello che si legge sui giornali si ricava l’impressione che, passata l’euforia della vittoria, il centro destra inizi a confrontarsi con i primi malumori all’interno delle proprie fila, su tutti il caso ministri firmato Bossi. Non sarà certo sufficiente a creare problemi alla coalizione, ma è un buon indicatore del fatto che nonostante i numeri più che favorevoli probabilmente la conduzione ordinaria dello schieramento non sarà sempre tranquilla.
La normalizzazione della vita politica si configura in questi giorni anche attraverso il passaggio dalla prosopopea delle promesse elettorali all’ammissione, quasi troppo franca per lo stile del Cavaliere, che sarà necessario prendere anche misure impopolari. C’è da augurarsi che non abbiano a pentirsene coloro che hanno votato Berlusconi proprio sull’onda di quelle promesse, così come c’è da augurarsi che i primi provvedimenti annunciati dal futuro primo ministro siano fatti cum grano salis e non con l’intenzione di favorire ricchi possidenti: il riferimento è ovviamente all’Ici che, per i ceti medi e deboli della popolazione, era già stata abolita dal governo Prodi con la Finanziaria 2008. L’auspicio è dunque che il Cavaliere non faccia regali a chi non ne ha bisogno ma soprattutto non dimentichi il rapporto delicato con i Comuni, con i quali l’anno scorso si erano stabiliti trasferimenti compensativi per l’Ici tolta.
Infine, per ciò che concerne Alitalia, sorprende quasi constatare che su quello che fino a ieri era stato demonizzato come fumo negli occhi, AirFrance, ci sia oggi una diversa apertura. Sarebbe stato probabilmente più onesto richiedere in campagna elettorale a Prodi e compagni una maggiore condivisione delle decisioni, arrivando a una scelta comune estremamente necessaria.
Per quanto riguarda il PD, invece, è certamente necessaria un’attenta e accurata riflessione. È indubbio infatti che, fatta eccezione per alcune Regioni roccaforti della sinistra dove il voto è andato bene, i risultati non siano stati quelli sperati. Sarà necessario soffermarsi principalmente sul fenomeno Lega, il cui boom elettorale non può essere liquidato con frasi di rito. È invece necessario studiarne i modelli, non certo per copiarli, ma per capire come agisce il doppio binario di ideologia, spesso gridata con toni truculenti che probabilmente sono in sintonia con gli umori di ampi strati di popolazione, e pragmatismo che così bene funziona in alcune province da loro amministrate. La Lega tuona contro gli immigrati ma poi proprio gli immigrati fanno girare la macchina produttiva di molto del nord Est amministrato del partito.
Deve esserci di più allora, dei semplici slogan elettorali spesso molto volgari. E il PD deve scevrare questa logica e comprenderla, per ricavarne riferimenti che possano servirci a migliorare. Obiettivo dei Democratici è infatti anche un’opposizione sana, credibile e vicina alle persone, che sappia interpretare le esigenze sociali per intervenire laddove la cultura o le manovre del centro destra non sanno arrivare.
 

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