RIPARTIAMO DALL’OPPOSIZIONE

29 Apr
29 aprile 2008

Anche oggi a Roma si presenta a tratti piovosa, a riflettere l’umore grigio mio e di tanti altri cittadini.
Il riferimento fin troppo evidente è alla sconfitta pesantissima alle elezioni amministrative, con il Comune andato ad Alemanno e una delusione che non riesce a essere compensata nemmeno dalla vittoria della Provincia di Zingaretti.
Una sconfitta che davvero brucia e che deve indurre una riflessione accurata, ma che onestamente non interpreto come un rifiuto delle politiche della sinistra, o della negazione di quanto di buono è stato fatto in questi 15 anni dallo stesso Rutelli e poi da Veltroni. Prova ne è che solo due anni fa, quando Alemanno si scontrò con Veltroni per il Campidoglio, ne uscì sonoramente sconfitto. È quindi probabile che il centro sinistra abbia fatto degli errori a Roma, credo andasse ascoltata di più l’istanza di rinnovamento levatasi da più parti, ma è certamente vero che anche Roma sconta quel mutamento di umori e climi che ha segnato l’intera consultazione elettorale.
Proprio per questo non credo che ci debba essere alcun regolamento di conti all’interno del Partito Democratico: il dato di fatto è che abbiamo creato un partito ma siamo stati chiamati alle urne prima di avere il tempo di rafforzarlo e radicarlo nel territorio, articolarlo nelle funzioni e nelle linee d’azione. E anche così, tuttavia, il PD ha retto il voto, ottenendo un buon risultato.
È quindi da qui che si deve ripartire: dal partito, dall’organizzazione di una linea di azione riformista, dall’innovazione, dall’articolazione degli organi del partito attraverso un congresso che metta in luce anche volti nuovi e capacità da impiegare.
Insomma, ripartiamo dall’opposizione, come naturale, cercando di dispiegare e rinsaldare tutte le potenzialità del neonato Partito Democratico. E aspettiamo il centro destra alla prova del Governo: vedremo se davvero sono cambiati tanto quanto dicono. Ma se non dovesse essere così, e se si ripetessero gli scenari del quinquennio 2001- 2006, prima o poi inizieranno a perdere pezzi per strada. E a quel punto, se saremo stati bravi col PD, potremo riaprire la partita.
La battuta d’arresto di Roma, e quella delle elezioni politiche, non deve dunque trasformarsi in un redde rationem per noi democratici, quanto piuttosto in momento di coesione sulla base di un progetto politico forte che vogliamo portare avanti. Con questo spirito, e con questi auspici, affrontiamo l’inizio innegabilmente difficile di questa nuova legislatura.

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1 commenta
  1. cosimo d'ercole says:

    egregio senatore, non sarei così pessimista. se esiste una vittoria di pirro esisterà ragionando al contrario una sconfitta di pirro. il pd ha dimostrato di avere uno zoccolo durissimo che non puo’ che crescere. in effetti queste elezioni le ha la Lega. non berlusconi. ed i nostri amici della riserva indiana chiederanno un prezzo molto alto al futuro governo. in fin dei conti il pd, anche nella sconfitta complessiva, ha portato a casa qualche discreto risultato al nord (vicenza ed udine).aspettiamo che al nord scoprano che la questione sicurezza non è risolvibile con qualche sceriffo armato di fucile in camicia verde in più. aspettiamo che al sud scoprano gli effetti del federalismo fiscale voluto dalla lega….

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