UN RAPPORTO TRASPARENTE TRA CITTADINI E FISCO

07 Mag
7 maggio 2008

Da quando la settimana scorsa l’Agenzia delle Entrate, su richiesta dell’ex viceministro all’Economia Vincenzo Visco, ha pubblicato su Internet le dichiarazioni dei redditi di tutti i contribuenti, si è scatenato il putiferio. Le ultime notizie sono che il Garante per la privacy ha bloccato completamente la pubblicazione dei dati e che inchieste sono in corso su Massimo Romano, direttore dell’Agenzia, e su Visco stesso.
Un caso francamente un po’ anomalo, dove l’anomalia mi pare però risiedere nell’interpretazione collettiva dei dati e della pubblicazione stessa. Se è certo vero che, viste le enormi capacità di circolazione delle informazioni che caratterizzano Internet e considerato il particolare momento politico, alla vigilia di un cambio di governo, sarebbe stato più indicato consultare il Garante prima della pubblicazione, è certamente anche vero che in virtù del criterio della trasparenza dei dati, esplicitamente richiesto dalla legge, il fatto non avrebbe dovuto suscitare tanto scalpore.
Specie perché, su base territoriale e con diversi mezzi, i dati relativi alle dichiarazioni dei redditi sono già stati pubblicati più volte dai giornali e poi ripresi anche sui rispettivi siti internet.
Ciò non toglie che i rilievi del Garante debbano essere tenuti in considerazione, fungendo da indicazione per il futuro. Ma credo che l’accaduto possa fornirci utili spunti di riflessione. Pur criticando infatti il voyerismo delle piccole cose, della curiosità di sapere quanto guadagna il vicino o il parente, credo che i dati nel loro complesso abbiano tracciato un’immagine sociologica dell’Italia e delle sperequazioni che la lacerano. Ai cittadini, cioè, è stato consentito una sorta di “controllo sociale e democratico”, importante per rendersi conto dei fenomeni diversi che attraversano il paese.
Il primo, e indiscutibile, è la presenza di ben più di una casta, e non certamente quella di cui tanto si è parlato nei mesi scorsi. Una casta che critica, anche sulla base dei guadagni, e che si nasconde dietro a una foglia di fico. Il secondo, che lascia francamente stupiti, è il bassissimo numero di contribuenti che dichiarano più di 100 mila euro, a fronte, come tutti possiamo constatare, di un’abbondanza di seconde case, barche, macchine di grossa cilindrata: quasi inutile dire che il dato è quantomeno non convincente. Infine, la pubblicazione dei dati ha messo in luce la diversità di retribuzione tra le diverse professioni, che spesso segnala caratteristiche di iniquità.
Credo che i cittadini dovrebbero fermarsi a riflettere su queste cose, e da queste partire nel valutare l’iniziativa di Visco e Romano. Chi paga le tasse non ha nulla da temere e, personalmente, sono anche profondamente scettico sulla possibilità che i ladri scelgano le proprie vittime in base al 730. Piuttosto, la trasparenza aiuta a reimpostare un rapporto corretto con lo Stato e con il Fisco, che è qui l’intero punto della questione ed, evidentemente, anche uno dei nodi irrisolti del sistema Italia.
La mia opinione è che, per favorire e alimentare la cultura della trasparenza, sia da usare qualsiasi strumento, inclusi quelli che le moderne tecnologie ci consentono. Va benissimo stabilire delle regole, ma non perdiamo di vista l’obiettivo superiore di un rapporto diretto, lineare e pulito con lo Stato e il Fisco.

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2 commenti
  1. ostedellamalora says:

    Sicuramente molto utile dare un’occhiata a quello che accade in qualche altro paese europeo ad esempio FINLANDIA.
    Allo scopo di avere una idea di come potrebbe/dovrebbe essere trattato l’argomento trattamento e trasparenza del fisco suggerisco anche di dare uno sguardo al giorgiozippo.ilcannocchiale.it
    Salute e bene m.gallo

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  2. cosimo d'ercole says:

    io non sono d’accordo sulla pubblicazione di questi dati. innanzitutto fa pensare che siano stati pubblicati gli ultimi giorni di regno per romano e visco. sembra quasi che si sia trattata di una ritorsione verso qualcuno. Ma sopratutto il dato puntuale del reddito non è indicativo della capacità contributiva di un soggetto. Ad esempio un socio di una spa potrebbe aver dichiaro nel 2007 zero euro poichè i redditi d’impresa sono stati dichiarati dalla società stessa e non sono stati distribuiti dividendi. ci sono svariate ipotesi per cui un soggetto possiede 3 ferrari ma dichiara zero. Comunque non è un problema della stragrande maggioranza di italiani che dichiara 20.000 euro e non ha nessuna ferrari

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