IL SANTA RITA E LA SANITA’ PUBBLICA

11 Giu
11 giugno 2008

È con sconcerto e orrore che sto seguendo lo scandalo della clinica milanese Santa Rita deflagrato in questi giorni. Le cronache narrano di un sistema di malaffare prima ancora che di malasanità, perpetrato da medici senza scrupoli, senza alcuna deontologia professionale e soprattutto senza rispetto per la dignità della persona.
Certo, viene da chiedersi come tali “professionisti” siano stati messi in condizione di lavorare per tanto tempo. E, senza indugiare in polemiche sterili, una prima riflessione in tal senso si può certamente fare sulla bontà del modello della sanità lombardo, presentato dai suoi ideatori, Formigoni in testa, come il migliore possibile e difeso a spada tratta, con tanto di numeri snocciolati ogni qualvolta si verificano episodi che possano metterne in ombra la bontà.
Se è vero infatti che il sistema lombardo ha consentito ai cittadini di poter scegliere con maggiore libertà come curarsi, è altrettanto vero che i fatti recenti dimostrano l’esistenza di carenze nei controlli degli accreditamenti delle strutture sanitarie convenzionate. Non solo: resta da chiedersi come mai nel corso degli anni nessuno alla Asl abbia fatto attenzione alla casistica degli interventi realizzati al Santa Rita. L’appropriatezza di tali interventi – che oggi sappiamo essere stati dettati solo da rimborsi regionali più alti – pare non essere mai stata messa in discussione, anche se probabilmente sarebbe bastato concentrarsi sui fattori di costo sulla tipologia degli interventi, che la Regione deve necessariamente monitorare, per sospettare qualcosa.
Insomma, va bene affidarsi al privato ma con controlli rigorosi e senza eccessi promozionali a scapito della sanità pubblica, che rischiano di alimentare la sfiducia nei cittadini e il senso di insicurezza verso il sistema di protezione sociale del Paese.

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