BULIMIA DI POTERE

30 Set
30 settembre 2008

Ogni tanto è salutare prendersi due giorni per riflettere, discutere e lavorare fuori dal can can mediatico e dai ritmi del quotidiano. E’ quanto abbiamo fatto ieri e oggi, come gruppo parlamentare del Pd al Senato, nel seminario di Frascati. Un appuntamento per analizzare la situazione italiana e per mettere a punto proposte e inziative su due temi che in queste settimane tengono banco sui media e nel dibattito politico: la giustizia e il federalismo fiscale.
Una due giorni di lavoro prezioso, che ci è servita per delineare meglio la nostra attività in parlamento e nel paese.

Questa mattina era con noi Valter Veltroni, che ha svolto un intervento molto interessante, riprendendo il filo delle questioni sollevate dopo la sua intervista al Corriere della Sera.
Il ragionamento è partito dalla situazione di grande sconvolgimento che sta interessando la finanza e l’economia americana, ma che avrà certamente riflessi significativi anche sull’economia europea e italiana. Non si tratta solo delle conseguenze di una bolla speculativa. Viene invece al nocciolo la crisi profonda di un sistema, facendo emergere una matrice ed una criticità sociale ed economica. La condizione di difficoltà di tante famiglie, che non avevano particolari strumenti per far fronte alla proprie esigenze di mantenimento e hanno cercato di migliorare le proprie condizioni di sussistenza, ha generato meccanismi perversi di finanza generosa, ad accesso facile. Un sistema che è però entrato in crisi alle prime difficoltà, con pesanti ricadute proprio per coloro che hanno meno possibilità: cittadini e risparmiatori.

E’ da qui che nasce l’esigenza di capire quali potranno essere le conseguenze per il nostro paese e, nel caso, mettere in campo tutto quanto necessario per rafforzare il nostro sistema economico. La sensazione, suffragata da dati di fatto, è che sia indispensabile tornare ad un’economia reale, industriale, con buona pace del liberismo finanziario e della finanza creativa. Quando molti di noi dicevamo che il mercato è indispensabile, ma entro regole precise, è palese che ad essere mancati siano stati proprio i controlli e le regole. E’ stupefacente vedere come coloro che ai tempi si professavanoi liberisti, oggi siano statalisti, primo fra tutti il ministro Tremonti.

L’altro tema è la qualità democratica del nostro Paese, governato da una persona che avrà pure il 60% dei consensi, ma che non si interessa dei problemi reali dei cittadini. In questi mesi non abbiamo avuto notizia di provvedimenti in grado di rilanciare lo sviluppo e la crescita. L’unica preoccupazione è la bulimia di potere e l’occupazione delle istituzioni. Se mettiamo fila le gesta dell’esecutivo e del premier, il quadro che ne esce fa riflettere sull’interesse democratico della maggioranza. Vado per punti.

Oggi abbiamo Parlamento letteralmente svuotato delle proprie funzioni. In America, pur di fronte ad un’emergenza senza precedenti, il parlamento dice di no al Capo dello Stato. Un episodio del genere in Italia sarebbe impensabile.
Qui l’assemblea legislativa è chiamata a dire sempre sì. Non c’è spazio per un confronto di qualunque tipo e forma. E’ un atteggiamento da presa del potere, ben diverso dal legittimo esercizio dell’azione di governo.
Assistiamo poi da mesi ad un’aggressione al sindacato e ad altre categorie che hanno il torto, imperdonabile agli occhi di chi guida l’esecutivo, di non allinearsi ai desiderata del Governo. C’è un clima culturale da caccia alle streghe. Si costruiscono dei nemici, siano essi immigrati, fannulloni, sindacati, la cultura del ’68 sulla scuola, e si gettano loro addosso responsabilità di ogni tipo. E’ un modo di governare che costruisce diversivi sui quali concentrare l’attenzione dei cittadini, per nascondere le proprie incapacità.
La stessa cosa si sta facendo con l’informazione: i recenti provvedimenti in materia, rischiano seriamente di far chiudere voci indipendenti della stampa.

Quella degli attacchi alla magistratura è poi storia nota. Ma non si può minacciare di aprire dossier sulla Consulta o chiamare per nome un giudice, peraltro moderatissimo, ed esporlo al pubblico ludibrio come nemico pubblico numero uno. Tutto questo configura una situazione in cui è inevitabile che sorga qualche preoccupazione per un esercizio ed una occupazione del potere sopra le righe e ai limiti delle democrazia. Sono fatti, che tocchiamo con mano tutti i giorni.
Non è un problema del PD che deve caratterizzarsi sull’anti-berlusconimo. E’ in gioco la democrazia italiana, che corre il rischio di deteriorarsi. L’opposizione ha il diritto, ma anche il dovere, di dire al paese queste cose, rafforzando la critica al fatto che non c’è una politica di sostegno e dello sviluppo.
Credo che il senso della manifestazione del 25 ottobre stia proprio qui. Non è una contrapposizione fine a se stessa, ma una critica sulle cose, per incalzare il governo e la maggioranza. Un’occasione per dire ai cittadini in modo diretto e trasparente quanto sta combinando il governo del Cavaliere.

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