DECOLLO MANCATO

01 Set
1 settembre 2008

Un ben ritrovati a tutti dopo un periodo di riposo che, spero, sia stato per voi utile e sereno. Purtroppo le vacanze non sembrano aver portato consiglio a chi ci governa e i giorni scorsi sono stato un pessimo viatico per l’autunno che ci aspetta.
Non mi sembra esagerato dire che ricominciamo peggio di come abbiamo finito. E mi riferisco, in particolare, alla tristemente nota vicenda di Alitalia, che in questi giorni ha imboccato una china pericolosa e piena di incognite per scelta esclusiva dell’esecutivo.
Si resta trasecolati di fronte all’impudenza di chi, come il presidente del consiglio, descrive la vicenda della cordata “italiana” come la soluzione miracolosa dopo anni di malgoverno della sinistra. Berlusconi si autonomina salvatore della patria e della sua compagnia di bandiera decotta, mentre tutta l’operazione grava pesantemente sulle tasche degli italiani, non risolve i problemi dei lavoratori, introduce una serie di gravi forzature nelle regole della concorrenza e del mercato.
Quello che stupisce, a parte qualche intervento di autorevoli commentatori, è il silenzio della grande stampa e dell’informazione nello smascherare un’operazione che si configura come una vera e propria truffa, a scapito dei reali interessi dell’economia del paese.
Un’operazione che in nome dell’italianità farà pagare ai contribuenti (sempre italiani) un prezzo esorbitante. Però, sugli aerei, ci sarà la bandierina tricolore. E tanto sembra bastare a Berlusconi e alla sua maggioranza. Una maggioranza che, pochi mesi fa, aveva bollato come una svendita la trattativa con Air France, che invece prevedeva una acquisto di tutto il pacchetto Alitalia (debiti compresi) e un terzo degli esuberi pronosticati oggi. Se quella era una svendita, questo è un vero e proprio regalo.
Nessuno vuole nascondere le responsabilità dei tanti soggetti impegnati negli anni in Alitalia, a cominciare dai manager che si sono succeduti con scarso successo al vertice della compagnia (sempre però lautamente remunerati), fino agli atteggiamenti corporativi e miopi delle tante sigle sindacali coinvolte.
Ma è chiaro che con Air France si è perso l’ultimo treno possibile e concreto, mentre ora si è salito su una carrozza che, probabilmente, lascerà molti per strada. Molti, ma non certo i protagonisti della cordata, definiti da qualcuno “coraggiosi”. Tanto temerari che si accollano gli asset in attivo della compagnia e non vogliono nemmeno sentire parlare di quelli in passivo. Su questo, riporto letteralmente un passaggio dell’articolo di Eugenio Scalfari pubblicato ieri. “Penso – dice Scalfari – che i “sedici "capitani coraggiosi" abbiano giocato sul velluto avendo ricevuto la staffetta nelle migliori delle condizioni possibili da un governo che sarà comunque (e forse per alcuni di loro è già stato) concretamente riconoscente”.
Siamo di fronte ad un’operazione spregiudicata, giocata esclusivamente nell’interesse di uno (Berlusconi) per accreditarsi come demiurgo in grado di guarire in un battito di ciglia i mali del paese. Ma questo “capolavoro” ricade interamente sugli italiani, se si pensa che con i costi che graveranno sulle casse dello Stato per sostenere l’operazione, sarebbe stato possibile un abbassamento della pressione fiscale per i redditi da lavoro dipendente.
Questa faccenda è grave per tutti i motivi che abbiamo elencato. Ma è disastrosa soprattutto perché crea un precedente difficilmente ignorabile nell’offesa che arreca alle leggi del mercato, alla libera concorrenza, al principio di uguaglianza rispetto ai lavoratori di altre realtà in difficoltà. Se le misure adottate per salvaguardare i lavoratori di Alitalia in esubero venissero, peraltro legittimamente, richieste da altre aziende in crisi, le case dello Stato andrebbero in tilt.
E’ il segnale che chi governa oggi non ha idea, o non vuole averne, di cosa siano le reali necessità e le condizioni del Paese. Del resto, sono gli stessi che hanno appena messo in pista un aereo difficilmente in grado di decollare.

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