IL GOVERNO NEL PALLONE

04 Set
4 settembre 2008

Ci sono vicende che, purtroppo, ciclicamente tornano alla ribalta senza che sembri possibile individuare una soluzione né, tantomeno, i responsabili. Uno di questi è la violenza legata ai cosiddetti tifosi in trasferta.
Quanto accaduto alle stazioni di Napoli e di Roma e sul treno che portava gli ultrà napoletani alla partita dell’Olimpico è l’ultimo, drammatico esempio di sospensione della legalità e dell’ordine pubblico.
La gravità delle vicende di domenica scorsa, oltre naturalmente agli ingenti danni e alla totale inciviltà dei facinorosi, è legata anche all’improvvisazione manifestata prima, durante e dopo gli eventi da chi ha responsabilità politiche e doveva garantire e tutelare i cittadini.
Due stazioni e pezzi di territorio e di città messi letteralmente a ferro e fuoco, sottratti al controllo di legalità e di sicurezza. Persone munite di regolare biglietto e relativa prenotazione costrette a scendere dal treno con tutti i disagi del caso. La stessa polizia ha dovuto loro rispondere che non c’era altra soluzione. Solo cinque, degli oltre mille “tifosi” coinvolti, sono stati identificati. E solo oggi si viene a sapere che addirittura 200 di questi risultano pregiudicati. Eppure erano tutti su quel treno e all’arrivo a Roma non sarebbe stato difficile procedere con l’identificazione. Sul campo restano invece oltre 600 mila euro di danni che nessuno dovrà rimborsare. Saranno ancora una volta i cittadini tutti che dovranno accollarsi il debito.
Sul tema della sicurezza il governo ha voluto costruire la propria immagine e il proprio consenso. Ma, come in altre circostanze nei mesi scorsi, alle dichiarazioni roboanti non hanno corrisposto i comportamenti. La clamorosa conferma viene dalla vicenda di domenica, che ha l’unico pregio di far emergere in tutta la sua evidenza la strumentalità dell’uso della questione sicurezza. Ci si riempie la bocca di parole come “sicurezza”, “tolleranza zero”, “pugno di ferro” e alla prima occasione utile si abdica.
Qui non è fondamentale stabilire a chi vadano le responsabilità dirette di quanto accaduto, anche perché credo che siano da suddividere equamente tra i diversi soggetti politici coinvolti che hanno il compito di indirizzare le azioni a tutela della sicurezza dei cittadini. Se si sospetta però che dietro a questi delinquenti ci sia la camorra, non si può scoprirlo due giorni dopo. Forse con un minimo di attività di intelligence si sarebbe potuto prevenire quanto accaduto. Prima, non dopo.
Domenica abbiamo assistito alle conseguenze di un mix negativo di improvvisazione e sottovalutazione. Sembra quasi che gli sforzi sul tema della sicurezza vengano indirizzati unicamente agli immigrati e ai cittadini stranieri, nei confronti dei quali non c’è la necessità di catturare il consenso.
Un altro aspetto che trovo singolare è la sordina messa a tutta quanta la vicenda da parte dell’informazione. Ad appena tre giorni da quanto accaduto non sembra parlarne più nessuno. Così come, lunedì scorso, la vicenda dei due morti sul lavoro a Catania è stata data come quinta notizia del TG1. Quasi si fosse trattato di una casuale disgrazia.
E’ poi bizzarro che il sistema dell’informazione abbia consentito al ministro dell’Interno di fare bella figura, come se fosse un marziano capitato lì per caso che si rimbocca le maniche per risolvere il problema. E’ invece proprio il ministro il primo responsabile in situazioni come queste. C’è lui al governo da oltre cinque mesi e il campionato è iniziato quando Maroni era ministro da un pezzo.
Vorrei sommessamente ricordare che il Governo Prodi non c’è più. Se il comitato aveva autorizzato la trasferta, di questo ne deve rispondere all’attuale maggioranza e al governo in carica ora. Governo di cui Maroni è “autorevole” esponente.
Tutto questo è un segnale inequivocabile di sostanziale inefficienza. I provvedimenti da prendere dovranno responsabilizzare ancora di più le società di calcio. Andranno vietate le trasferte valutate a rischio. Ma soprattutto andranno applicate sino in fondo, senza eccezioni, le norme già previste per le manifestazioni sportive predisposte dall’allora ministro Amato.
Il tema della sicurezza è un tema complesso, intricato, che non ha bisogno di slogan, frasi ad effetti, colpi di teatro. E che ha bisogno di tempo e di lavoro paziente delle istituzioni. A tutti i livelli, nazionale e locale.
Gli episodi di stupro di turisti a Napoli e Roma consumati alla fine di agosto ci confermano l’entità di un problema che non si risolve solo con la propaganda. Nelle amministrazioni pubbliche bisogna essere capaci di realizzare attività di monitoraggio, di controllo e di prevenzione. Sono inaccettabili le dichiarazioni del sindaco di Roma che ha quasi “accusato” i due turisti olandesi di essersela andata a cercare. Uno Stato non può avere zone d’ombra o fuori controllo. Ci vuole invece più rispetto per le vittime. Soprattutto da parte di chi ha puntato tutta la propria campagna elettorale per il Comune di Roma sui temi della sicurezza.
Approffitto dei saluti per ricordarvi che potremo parlare direttamente di questi temi domenica, 7 settembre, dalle 21, alla Festa del PD di Modena. Insieme a me ci saranno Marco Minniti, ministro ombra del Pd agli Interni, Giorgio Pighi, Sindaco di Modena, Graziano Pattuzzi, Responsabile area sicurezza Pd Modena

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