MINISTRA GELMINI RIMANDATA IN TUTTE LE MATERIE

08 Set
8 settembre 2008

Si aprirà entro pochi giorni il nuovo anno scolastico, ma sulla scuola si addensano sin d’ora scenari poco incoraggianti.
Le ultime gesta della ministra Gelmini, prime fra tutte l’istituzione del maestro unico e il rischio concreto di una messa in discussione del tempo pieno, fanno compiere passi da gigante, ma all’indietro, al nostro sistema formativo.
Una serie di riforme, o di restauri, fatti per decreto, come ormai è costume di questo governo. Peccato che un tema come quello della scuola abbia invece bisogno di una riflessione approfondita, di un confronto con tutte le parti in causa, di una costruzione moderna ed efficace.
E invece la nostra ministra ha pensato bene, come primo atto, di intervenire con le forbici anzi, con le cesoie, su una fascia scolastica come quella primaria che negli ultimi anni si è dimostrata tra le più vitali e incoraggianti. Il ritorno al maestro unico, oltre che anacronistico, suona come inutile e dannoso per una società che si sta facendo sempre più multietnica, diversificata, complessa. Una realtà che ha bisogno di moltiplicare le figure formative, i saperi e la conoscenza. Del resto gli esempi virtuosi di altri paesi avanzati vanno proprio nella direzione opposta rispetto a quella indicata dall’avvocato-ministro Gelmini.
A questo si aggiunga il timore che da queste misure derivi un ridimensionamento del tempo pieno, servizio che ormai rappresentata una conquista consolidata della società italiana, uno strumento utile per garantire l’occupazione, soprattutto femminile e per alzare il livello della formazione.
Il tema del tempo pieno è un tema tipicamente trasversale alle convinzioni politiche di ciascuno e delle famiglie in particolare. A Modena penso di poter dire che tutte, o almeno la stragrande maggioranza delle famiglie che ha sperimentato la positività dell’offerta, si sentirebbe privata di un servizio essenziale.
L’istruzione rappresenta un tema di grande rilevanza per il ruolo che ha nel garantire il futuro del nostro paese. Il governo sta invece smantellando pezzi importanti di attività pubblica che riguardano la ricerca, la formazione, l’istruzione, utilizzando un ottuso atteggiamento ragionieristico. Il sospetto è che dietro ci sia un’idea un sistema scolastico massificato: garantire il minimo indispensabile a tutti e lasciare il privato qualificato e le scuole d’elite a chi può permetterselo.
Un’impostazione che riduce ulteriormente le possibilità di far funzionare quel’”ascensore sociale” che consente anche a chi non nasce in condizioni familiari privilegiate di crescere e di elevarsi socialmente.
Come sul fisco e su altre scelte di politica economica, questo è un altro tema sul quale è evidente la differenza tra destra e sinistra. Distinzioni profonde, concrete, evidenti.
E come in altri momenti, resto comunque sorpreso dalla mancata reazione dell’opinione pubblica, che sembra essersi fermata agli slogan della Gelmini, così generosi nel garantire di voler premiare il merito, ridurre gli sprechi e di non toccare il tempo pieno.
La realtà è ben diversa, come abbiamo detto, ma sono veramente pochi quelli realmente informati. Naturalmente è evidente anche in questo caso la funzione formidabile dell’informazione: la tendenza è quella di non approfondire, prendere per buone solo le dichiarazioni del ministro di turno, senza valutare criticamente e nei fatti le conseguenze che gli atti di governo hanno sul Paese. Di fronte a certa informazione, si ha l’impressione di vivere nel paese delle favole. E non stupisce che in una recente indagine la ministra sia risultata tra le più apprezzate. Peccato che chi da settimane parla di merito, risulti aver sostenuto l’esame da avvocato a Reggio Calabria, e non a Brescia dove invece avrebbe dovuto secondo le disposizioni.
Naturalmente anche questa notizia, come molte altre, è passata come un fulmine su alcuni organi stampa e non ha nemmeno trovato accoglienza nelle redazioni dei telegiornali, forse troppo impegnate a parlare del caldo e della nazionale di calcio.

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1 commenta
  1. cosimo d'ercole says:

    Questo governo sembra risoverli i problemi. Ma per i propri membri e relativi familiari. Io ad esempio sto sostenendo l’esame di stato per diventare commercilista a Modena che, come tutte le sedi del Nord, è considerata difficile. Infatti la percentuale di promossi difficilmente è superiore al 30%. Mentre al Sud in molte sedi ci sono percentuali di promossi molto alte (addirittura più del 50%). Il dato è suffragato dal fatto che ci sono migliaia di iscritti in Calabria
    (tra cui la nostra cara Gelmini) e pochi coraggiosi a Modena. Uno Stato serio farebbe (non necessariamente per decreto) una legge che fissi delle regole standard a cui devono attenersi le commissioni giudicatrici di tutta italia. Invece il nostro Stato manda i propri ministri a fare l’esame di Stato nelle sedi più “facili”.

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