PREVENZIONE E SVILUPPO CONTRO LA CRIMINALITA’

23 Set
23 settembre 2008

Gli ultimi, drammatici eventi di cronaca provenienti da Castelvolturno sembrano aver aperto uno squarcio sul clima edulcorato che pareva aleggiare sul nostro paese. I media sono stati costretti a raccontare il dramma di una strage che ha coinvolto cittadini stranieri uccisi per mano di una italianissima criminalità organizzata.
Fino ad ora, in tema di sicurezza, sembrava che un governo operoso decidesse e operasse con metodi spicci, ma efficaci. Oggi purtroppo ci accorgiamo che non si va al di là dei gesti mediatici e della promessa di esclusiva repressione.
La cronaca ci ha offerto degli spaccati inquietanti, che si affiancano con un tempismo perfetto all’inchiesta del settimanale l’Espresso sulle pericolose e diffuse infiltrazioni della malavita nell’economia del Nord Italia.
Tutto questo mette in luce che nel nostro Paese la questione della sicurezza è molto più complicata di come la dipinge l’esecutivo. C’è sicuramente un problema legato all’immigrazione clandestina, che va combattuta, ma non abbiamo segnali di altrettanta fermezza e capacità di iniziativa nei confronti di un fenomeno mafioso e criminale che tiene sotto scacco intere regioni del nostro paese.
La reazione alla strage di Castelvolturno, con l’invio dell’esercito come in occasione dell’operazione Vespri siciliani ha sicuramente più senso dell’impiego dei militarI per il pattugliamento dei grandi centri urbani. Ma è al tempo stesso la testimonianza concreta di come il governo ragioni e operi esclusivamente in termini di repressione e di ricaduta mediatica. Si mostrano i muscoli e la faccia cattiva, senza prendere minimamente in considerazione la devastazione sociale di tante realtà di questo paese e di quella in particolare che ormai è stata ribattezzata Gomorra. Un’area importante, dove abitano migliaia di cittadini, completamente in mano ad una criminalità spietata e senza scrupoli.
Il vero intervento indispensabile è il rilancio dell’economia, la crescita, la lotta concreta alla marginalità sociale per prosciugare i terreni di cultura della malavita. Ci piacerebbe vedere un’azione diversa, di prevenzione e di sviluppo attraverso risorse concrete che, ad oggi, Tremonti non sembra aver previsto. Oggi invece si rimanda tutto al federalismo fiscale, pietra filosofale e libro dei sogni che difficilmente troverà realizzazione.
Ma il paese ha bisogno adesso. L’emergenza è qui e ora. E’ indispensabile avviare da oggi un’opera di ricostruzione morale, culturale e sociale in tutte quelle aree dove la malavita prospera perché rappresenta l’unica alternativa alla miseria e alla disoccupazione. Occorrono risorse adesso per rimuovere quelle condizioni dove prosperano queste devianze pericolose e violente.
E’ qui che il ministro Tremonti dovrebbe dare libero sfogo alla propria creatività di cui si fa vanto. Non certo in un nuovo condono o nella Robin Tax, evocando una figura di paladino dei più deboli, per la quale, francamente, non pare proprio avere il fisico e la statura. La sua biografia ne è una riprova.

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