TREMONTI, IL FRATE TRAPPISTA

19 Set
19 settembre 2008

Sono giorni turbolenti. In Italia e nel mondo. Ma in mezzo a tanta instabilità, sembra che qualche nodo stia venendo al pettine. Soprattutto per l’esecutivo. A testimonianza che governare è molto più complicato della politica degli annunci e delle promesse all’ingrosso.
L’esempio eclatante è certamente la vicenda Alitalia, dove si rischia ormai quel collasso che il premier aveva invece promesso e garantito di scongiurare.
Accade però un fatto strano, che attenti osservatori come Berseli ieri e Ilvio Diamanti oggi, dalle pagine di Repubblica, non hanno mancato di sottolineare. Il fatto, cioè, che di fronte ad una situazione tanto precaria e dissestata, non si manifesti una reazione significativa da parte dell’opinione pubblica. Anzi.  Se stiamo alle ultime rilevazioni d’opinione, l’idillio tra Berlusconi e i cittadini cresce, mentre paiono aumentare le difficoltà di chi fa opposizione. La delusione e lo scoramento, anziché dare sostanza a chi vorrebbe un’alternanza, sembrano premiare chi illude e finge di rassicurare sempre di più.  Poco importa se ricorre ad annunci irrealizzabili.
Perché accade tutto questo? Proverò a dare una risposta, certamente parziale, ma dettata da quanto percepisco quotidianamente in parlamento e nel paese.
Grande responsabilità ha certamente l’informazione cosiddetta ufficiale, che molto spesso non va oltre l’annuncio di facciata del ministro di turno, senza mostrare la minima curiosità di approfondire se quanto promesso sia realizzabile. CI sono stati provvedimenti annunciati dal governo che hanno dell’assurdo o, quando va bene, possono essere ascritti al libro dei sogni. Ma a smascherare le magagne c’era solo l’opposizione. Con ben poca risonanza. Credo però che sia anche un appiattimento e un conformismo generale da parte delle cosiddette classi dirigenti. Di coloro, cioè, che sulla base delle proprie competenze potrebbero analizzare quanto sta accadendo.
E’ anche da qui che deriva un’opinione pubblica anestitizzata. E tutto questo non può che generare grande preoccupazione in chi fa opposizione e a chi ha a cuore la crescita e la diffusione della democrazia. Senza gridare al regime, sono diversi gli esempi di paesi colpiti da crisi strutturali che alla fine hanno prodotto una delega totale e in bianco ad una figura autoritaria.
Di queste “genuflessioni” ci sono esempi recenti clamorosi. Di Alitalia abbiamo già parlato. Ma anche l’uscita di Tremonti che tuona contro il capitalismo irresponsabile e la finanza speculativa rappresenta una delle capriole più spregiudicate e imbarazzanti degli ultimi anni. E’ infatti lo stesso Tremonti che ha ideato decine di condoni. Colui che ha inventato la cosiddetta “finanza creativa”, quell’insieme di improvvisazione, arroganza, faciloneria che ha generato mostri come la cartolarizzazione, giudicata in modo molto critico da una dettagliata relazione della corte dei conti, che ne offre un quadro drammatico e inquietante. Lo stesso Tremonti che in questi giorni, travestito da frate trappista, predica rigore, regole e attenzione agli aspetti sociali. L’aspetto altrettanto inquietante, però, è che nessuno gli abbia chiesto conto delle vecchie convinzioni e delle azioni di appena qualche anno fa.
Con tutto questo, resto però ottimista. E sono convinto che questo paese riuscirà ad uscire dall’intorpidimento di questi mesi. Non sarà automatico. Ci sarà da lavorare. Ma sarà fondamentale fare un’opposizione coerente, concreta, che metta in evidenza le contraddizioni e l’incompetenza di chi, oggi, ha il timone del paese. Da parte nostra, in parlamento e nel paese, l’impegno sarà massimo.

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