IL DECRETO E’ PASSATO. MA LA BATTAGLIA CONTINUA

29 Ott
29 ottobre 2008

Oggi in aula la maggioranza ha fatto valere i numeri e il provvedimento che porta il nome del ministro dell’istruzione è stato approvato.
Se stiamo alle dichiarazioni della Gelmini e del premier, si tratta di un beneficio per il mondo della scuola. Se invece guardiamo i numeri reali, siamo di fronte ad un vero e proprio massacro che penalizza fortemente la scuola pubblica, quella primaria in particolare. Purtroppo gli italiani lo scopriranno presto, quando il tempo pieno non potrà più essere garantito e sarà esclusivamente a carico delle famiglie che potranno permetterselo o di quei Comuni in grado di organizzare comunque un servizio.
In questi giorni abbiamo avuto la prova regina dell’ottusità e dell’arroganza del governo e della maggioranza che lo sostiene. Nessuna permeabilità, da parte dell’esecutivo, alle istanze civili di chi, nella scuola, ogni giorno ci lavoro e ci vive. Nessun ascolto delle migliaia di studenti che da giorni manifestano pacificamente (gli incidenti di oggi in piazza Navona sono la conseguenza di atti provocatori messi in atto da gruppi di estrema destra, che nulla hanno a che vedere con la scuola).
E tantomeno delle opposizioni, che chiedevano di discutere nel merito i provvedimenti con l’obbiettivo di migliorarli anche sulla base delle richieste e delle segnalazioni degli addetti ai lavori.
Premier, ministro e maggioranza sono andati avanti come buldozzer, approvando per decreto provvedimenti che riguardano il futuro delle giovani generazioni e che avevano dunque bisogno di una discussione ampia, diretta, aperta.
Tutte le sollecitazioni sono state respinte. Anche ieri, in Senato, abbiamo provato ad attuare un ostruzionismo forte, mettendo in atto una contestazione, civilissima nei toni, allungando i tempi di discussione. Ma il presidente del Senato Schifani, ricorrendo in modo dubbio a non meglio precisate prassi parlamentari, non inizialmente non voleva nemmeno consentirci di illustrare il dettaglio e il senso degli emendamenti. Alla fine si è trovato un accordo, ma questo lo dice lunga sulla spirito di “dialogo” che anima la maggioranza. Tutto ciò mentre nella passata legislatura dal presidente Marini, che consentiva sempre la discussione e l’illustrazione degli emendamenti.
Una cosa è certa: non finisce qui. Il provvedimento è approvato per la parte che riguarda la scuola elementare e il tempo pieno. A breve analizzeremo un altro provvedimento che stabilisce il vincolo per le Regioni e le obbliga a razionalizzare i plessi, tagliando quelli con meno studenti e prevedendo il commissariamento per quelle che non avranno adempiuto entro il 30 novembre. E’ evidente che si tratta di uno scavalcamento clamoroso di funzioni proprie delle Regioni, alla faccia di quel federalismo che la maggioranza si ricorda solo a fasi alterne e per ragioni di convenienza.
Del resto, è palese che si possa decidere in nove minuti, ma è altrettanto probabile che si possano compiere dei disastri.
Credo però che se la manifestazione di domani sarà partecipata e la protesta si allargherà, il ministro e il governo dovranno prenderne atto, e la Gelmini dovrà cominciare a confrontarsi e a discutere nel merito anche nelle sedi deputate e non solo attraverso dichiarazioni ai giornali .
C’è una nota positiva In mezzo a questi aspetti non cero edificanti per il Paese. Parlo del riferimento che sia sabato, che ieri Veltroni ha fatto sulla necessità che il governo adotti misure immediate a sostegno dei redditi. In particolare, come ebbi modo di illustrare nelle scorse settimane anche in Senato e su questo blog, appare indispensabile e fattibile da subito la detassazione delle tredicesime.
In queste settimane buie, che vedono le famiglie sempre più preoccupate per gli effetti della crisi, si tratterebbe di una boccata d’ossigneo importante, utile a smuovere anche il livello dei consumi e della produzione.
L’auspicio, naturalmente, è che il governo possa accogliere questa sollecitazione. Il timore, ben fondato, è che chi ci governa sia molto lontano da queste esigenze dei comuni cittadini e non avverta fino in fondo la gravità della situazione e l’importanza di certi segnali.

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