IL DECRETO GELMINI RALLENTA AL SENATO

24 Ott
24 ottobre 2008

Nei giorni scorsi il governatore della Banca d’Italia, Draghi, è stato ospite in Senato per un’audizione sulla crisi finanziaria che sta attraversando tutto l’occidente industrializzato. Si è trattato di un incontro proficuo, utile a chi deve elaborare proposte e provvedimenti che possano incidere positivamente sul difficile momento dell’economia mondiale e nazionale. Eppure c’è stato chi, la domenica precedente all’audizione, ha voluto ironizzare su questa iniziativa. Il quotidiano Il Sole 24 Ore stigmatizzava l’incontro, ricorrendo a luoghi comuni piuttosto triti e accusando nemmeno tanto velatamente il Senato di occuparsi di cose vacue e senza utilità.
Penso che il maggior quotidiano economico del Paese abbia preso una solenne cantonata. Cosa dovrebbe fare chi è chiamato a decidere su temi tanto importanti? Non dovrebbe documentarsi, approfondire, entrare nel merito delle questioni per poter essere in grado di elaborare proposte e provvedimenti efficaci? Che non si sia trattato di un’iniziativa inutile lo testimoniano, tra l’altro, tutte le prime pagine dei principali quotidiani che, il giorno successivo, hanno dato grande risalto alle parole del governatore Draghi.
Purtroppo si conferma ancora una volta il luogo comune dei “perditempo” che occupano gli scranni parlamentari. Siamo vittime del decisionismo. Tutto dev’essere deciso; possibilmente in fretta e senza tanti approfondimenti. E non importa se, come si diceva un tempo, la fretta è cattiva consigliera. Credo invece che l’audizione di Draghi vada considerata un esempio positivo della volontà del Parlamento e in questo caso del Senato, di approfondire i problemi e i temi sui quali è chiamato a decidere. Anche perché, spesso, gli stessi parlamentari sono stati accusati di superficialità, scarsa conoscenza degli argomenti, pressappochismo.
Sono invece molto soddisfatto dei risultati che in questi giorni l’opposizione è stata in grado di raggiungere in Senato relativamente al decreto Gelmini, il tutto dopo un lungo periodo nel quale la maggioranza e il governo hanno trattato lo stesso Senato come un impaccio da superare a colpi di decreti e di voti di fiducia.  Molti provvedimenti significativi, soprattutto economici e salvo quelli su giustizia e sicurezza, sono transitati in prima istanza alla camera. Il ruolo dell’opposizione è stato messo bellamente in disparte. C’è chi afferma che tutto ciò sia dovuto anche alla scarsa fiducia che il ministro Tremonti nutre nei confronti dei senatori della sua stessa maggioranza. Fatto sta che soprattutto ieri, abbiamo avuto un po’ più di spazio per poter agire come opposizione, grazie anche ad un uso intensivo degli strumenti parlamentari. Non un vero e proprio ostruzionismo, ma una folta schiera di iscritti a parlare che hanno, di fatto, impedito al governo di vedersi approvato il decreto sulla scuola.
Ieri, in particolare, in aula abbiamo assistito ad una discussione generale di qualità proprio sui temi della scuola. E sempre ieri il ministro Gelmini ci ha concesso l’onore di presenziare alla discussione.
La brutta notizia è che, vista e sentita da vicino, la titolare del dicastero dell’Istruzione ha confermato la propria inadeguatezza nel rivestire un ruolo tanto delicato, in sintonia, peraltro, con l’impianto dei provvedimenti previsti nel decreto e alla gestione di tutta quanta la vicenda. Il suo intervento ha confermato tutte queste impressioni: tono sfuggente nel merito, mancanza di argomenti, se non il trito ricorso all’accusa nei confronti dell’opposizione e del movimento di alimentare menzogne e falsità. E’ arrivata addirittura a negare i tagli e la riduzione dei trasferimenti per l’istruzione. Il tutto utilizzando toni polemici fuori luogo, più da capogruppo, che da ministro.
Nel corso della discussione è anche emerso che il decreto è, al momento, scoperto per alcune decine di milioni, in particolare per quanto riguarda la riforma del maestro unico. Ma di questo avremo modo di riparlarne da martedì, quando riprenderà la discussione, sempre in Senato.
Nel frattempo, spero di vedere molti di voi domani alla manifestazione di Roma, che avremo modo di commentare già da lunedì prossimo.

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