L’IMPROVVISAZIONE AL POTERE

03 Ott
3 ottobre 2008

Oggi è una giornata ricca di avvenimenti che potremmo affrontare. Voglio però cominciare dall’approvazione del federalismo fiscale da parte del Consiglio dei Ministri. Annunciato come un provvedimento epocale, per ora si tratta in realtà di una scatola vuota, priva di indicazioni fondamentali. Innanzitutto il disegno di legge proposto da Calderoli non definisce i livelli e gli standard essenziali dei servizi che devono essere garantiti.
Il federalismo è certamente un principio giusto, che può rendere più efficace la spesa e aiutare ad impiegare meglio le risorse. Il problema, però, è che la Costituzione stabilisce che tutti i cittadini abbiano eguali diritti in materia di sanità e istruzione, ma anche in tutti quegli ambiti essenziali svolti ora dai Comuni. Mi riferisco, ad esempio, alle scuole d’infanzia o agli asili nido. Ebbene, su queste materie, qual è lo standard? Debbono coprire il 30% della popolazione, come dice il protocollo europeo di Lisbona o come succede a Modena, oppure il riferimento è l’1% della Calabria?
Come verrà garantito il gettito fiscale necessario perché ognuno abbia la possibilità di assicurare servizi uniformi a tutti i cittadini?
Nessuna di queste domande trova risposta nel progetto presentato da Calderoli, che tra l’altro delega al Governo la definizione di questi aspetti nella discussione con le Regioni e i rappresentanti degli Enti Locali, espropriando, di fatto, il Parlamento di prerogative che gli sono invece proprie.
Ancora una volta siamo di fronte ad una spregiudicatezza dannosa della maggioranza, avallata dalla ormai tradizionale miopia dei mezzi d’informazione. L’annuncio è infatti che si è fatto il federalismo fiscale, mentre oggi abbiamo a che fare solo con un contenitore vuoto e pericolosamente indefinito. Anche perché un’operazione del genere, fatta in un periodo di grave recessione, presenta grandi rischi e incognite.
Se poi stiamo a quello che dice Tremonti, secondo il quale questa proposta ha trovato larghi consensi nel Parlamento, restiamo interdetti. Il Parlamento non ha infatti avuto modo di vedere la proposta del Governo.
Questo conferma quanto detto da Veltroni sui problemi di funzionamento della democrazia. Ma ci sarà purtroppo modo di scoprire l’inganno e di avere l’ennesima conferma di come questa maggioranza, in nome di un decisionismo autoritario, stia procedendo un po’ troppo per le spicce.
E spesso la fretta è cattiva consigliera. Due gli esempi, purtroppo drammatici, di questi giorni.
E’ di ieri la notizia degli ennesimi incidenti mortali sul lavoro. Certo, c’è una componente di fatalità in quanto accaduto a Barberino del Mugello e a Genova, ma c’è altrettanto la sensazione che il governo non mantenga la giusta tensione e dia indicazioni forti su questi temi. E le manovre d’estate, che di fatto hanno allentate alcune misure per la sicurezza, hanno trasmesso il segnale di una minore tensione nei confronti delle regole.
Altro clamoroso esempio di improvvisazione e di come decidere tanto per decidere sia assolutamente controproducente è dato dai recenti fatti legati alla sicurezza e ai rigurgiti razzisti in alcune aree del paese. La vicenda di Parma è emblematica di come certi poteri, affidati a operatori non adeguatamente preparati, possano portare a gravi episodi di razzismo e intolleranza.
E non si può non riflettere sul come il “dagli all’untore” scatenato negli ultimi mesi contro gli immigrati, possa aver innescato in qualche mente debole una reazione razzista e xenofoba. Se avevano creato allarme sociale, mesi fa, alcuni episodi con protagonisti cittadini extracomunitari, allora allo stesso modo dovrebbero creare altrettanto allarme le ultime vicende di Parma, Roma, Milano.
Ai sindaci, e lo dicemmo in tempi non sospetti, non si possono trasferire competenze repressive. Spetta ad altri la tutela dell’ordine pubblico. Il ruolo del primo cittadino e della municipalità è quello di investire nella prevenzione di certi fenomeni, puntando alla coesione sociale e ad un’assunzione collettiva di responsabilità.
Impostare tutto su una logica repressiva, con i risultati che stiamo purtroppo sperimentando in queste settimane. Oltre che a sovraesporre i sindaci creando aspettative improprie, non farà altro che convincere i cittadini che non è giusto affidare ai primi cittadini certi poteri. E da un obiettivo di decentramento e di federalismo, si tornerà al vecchio centralismo.
La sicurezza è una cosa seria. Troppo difficile e complessa per sindaci sceriffi passati di moda anche negli Stati Uniti.

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