E ALLA FINE TREMONTI ARRIVO’ IN COMMISSIONE…

15 Nov
15 novembre 2008

Ci sono voluti più di sei mesi. Tanti ne sono passati dall’inizio della legislatura. E finalmente, dopo ripetute sollecitazioni, questa settimana il ministro Tremonti si è materializzato alla commissione Finanze e Tesoro del Senato. Era atteso per l’audizione che conclude il lavoro d’indagine e di approfondimento sulla crisi dei mercati finanziari e delle economie internazionalii.
Si trattava di un’occasione per capire meglio e cercare di approfondire le misure da prendere contro la crisi finanziaria e dell’economia reale, due aspetti strettamente collegati e dai risvolti pesanti anche nel nostro Paese, nonostante le minimizzazioni che il governo continua a diffondere.
E’ stato un incontro interlocutorio e, in sostanza, deludente. Tremonti, come altre volte, è stato elusivo e si è dilungato soprattutto nel presentare la situazione internazionale e magnificando la rapidità di azione del governo.
Purtroppo tutto questo ha deluso grandemente le aspettative perché abbiamo riscontrato l’assoluta mancanza di indicazioni sugli interventi concreti di sostegno alle imprese, peraltro sollecitati ancora ieri dalla stessa associazione degli industriali, che parla di una situazione di vera e propria recessione che si protrarrà a tutto il 2009.  Una situazione che il centro studi di Confindustria definisce “il periodo economico negativo più lungo del dopoguerra”.
Il ministro si è limitato a farci sapere che il governo sottoscriverà le obbligazioni delle banche affinché si generi quella liquidità in grado di arrivare alle imprese sotto forme di credito. Ovviamente non ha spiegato nel dettaglio come questo avverrà. La sensazione è che le idee non siano molto chiare. Probabilmente Tremonti sta aspettando, come già avvenuto, che Gordon Brown in Inghilterra trovi qualche soluzione efficace.
Ma la cosa che più di tutte ha lasciato interdetti, è che il ministro non ha fatto minimante cenno alle famiglie e agli interventi di sostegno ai redditi medio-bassi. Questo è indice di una cultura che, purtroppo, ben conosciamo. Io stesso mi sono permesso di sollecitarlo sia sulle famiglie che sugli investimenti per le imprese. Tremonti si è trincerato dietro il fatto che stanno lavorando, ma che purtroppo c’è il vincolo del debito e dei tagli di finanza pubblica. Tutto, secondo il ministro, può e deve avvenire unicamente dentro questo ambito e sulla base dei vincoli posti a luglio.
Peccato che, da allora, sia letteralmente cambiato il mondo. Siamo di fronte ad un incaponimento oltre che incomprensibile, soprattutto dannoso. A nulla è servito l’aver magnificato gli effetti della Robin tax, anche perché è ormai evidente che se alle banche e ai petrolieri chiedi uno, devi restituire dieci.
In commissione abbiamo avuto la conferma che Tremonti perde il pelo, ma non il vizio, soprattutto non ha perso quel profilo scostante che spesso sfocia nell’ineleganza e nella scortesia. A chi gli ricordava, infatti, gli effetti negativi della cosiddetta “finanza creativa”, vero e proprio marchio di fabbrica del ministro, Tremonti ha ricordato la prima cartolarizzazione messa in atto da Carlo Azeglio Ciampi nel 1997.
E’ chiaro che, a parte l’ineleganza del riferimento nei confronti di chi era assente, c’è una bella differenza tra come vennero attuate le due fasi. Ciampi mise in vendita a prezzi molto convenienti per lo Stato immobili e altre proprietà. Su quanto realizzò Tremonti, invece, ci sono relazioni della Corte dei conti che parlano di vendite molto generose di alcuni asset alle banche, che le stesse hanno provveduto a rivendere con grandi e lauti guadagni.
Purtroppo la situazione drammatica dell’economia non consente attese. La prossima settimana in Senato si aprirà la discussione sulla finanziaria. L’auspicio è che  il governo, dopo tutti gli errori compiuti (abolizione dell’Ici e vicenda Alitalia su tutte) sia meno sordo alle nostre proposte e si possa aprire uno spiraglio di modifica alla finanziaria che tenga conto della situazione drammatica del Paese. Fino ad ora, infatti, abbiamo assistito ad una politica economica totalmente sballata rispetto soprattutto alle esigenze non più rinviabili delle famiglie e delle imprese.
L’augurio è che Tremonti, di fronte a questa situazione, possa far uscire il Robin Hood che è in lui, fino ad ora rimasto ben nascosto nella foresta di Sherwood.

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