I CONDONI HANNO LE GAMBE CORTE

19 Nov
19 novembre 2008

Coi numeri non si bluffa. E quelli che ieri ha dato la Corte dei Conti sui condoni fiscali della finanziaria del 2003 raccontano di un “buco” di 5,2 miliardi di euro rispetto ai 26 previsti.
Lo studio realizzato dalla Corte sui “risultati e costi del condono, del concordato e delle sanatorie fiscali” lascia poco spazio ai dubbi e all’immaginazione.
Nel rapporto viene sottolineato che l’obiettivo previsto e conseguito era quello di "acquisire nel breve termine le risorse finanziarie necessarie ad assicurare la tenuta dei conti pubblici senza dover rischiare le perdite di consenso inevitabilmente associate all’aumento della pressione fiscale e/o al contenimento della spesa pubblica". Il rapporto aggiunge che le "reiterate proroghe ed estensioni e a concessioni si sono rivelate perniciose in termini di risultati effettivi finali (come è avvenuto per il riconoscimento dell’efficacia del condono sganciata dall’effettivo versamento delle rate successive alla prima) o hanno avuto un effetto fortemente diseducativo (com’è il caso delle dichiarazioni integrative riservate e della rottamazione dei ruoli)".
Insomma, una bocciatura senza appello per una filosofia che il ministro di allora dispensava a piene mani, sull’onda dell’ideologia battezzata “finanza creativa”. Avevamo, allora, un’esaltazione degli “spiriti animali”, assistevamo a sproloqui e lezioni contro l’invadenza dello Stato e del fisco, ci veniva raccontata una crescita esponenziale del Pil quando, purtroppo, gli incrementi erano di pochi decimali.
Il paradosso è che il ministro in questione è Giulio Tremonti, lo stesso che in questi mesi ha tenuto una grande quantità di lezioni sul rigore e le regole, dipingendosi come una sorte di preveggente e addossando la responsabilità della mancata disponibilità di risorse pubbliche a chi, in passato, aveva a suo dire sperperato e allargato troppo i cordoni della borsa.
Le parole chiare e nette della Corte dei Conti riportano un po’ tutto quanto alla realtà. Alla luce di quelle considerazioni, Tremonti ha molto su cui riflettere e molte cose da farsi perdonare. Dalla finanza creativa, alle cartolarizzazioni a costi molto convenienti per i privati e invece altissimi per lo Stato. Altro che Robin Hood. L’esatto contrario. Quelle considerazioni della Corte dei Conti e i fatti che negli anni Tremonti ha realizzato, parlano di un ministro che ha fatto massiccio ricorso a coperture di bilancio del tutto presunte. Stime che nel concreto, si sono rivelate ben lontane da quanto previsto.
Sarebbe utile ricordare tutto questo a chi oggi fa il paladino dell’intervento dello Stato in Economia e tuona contro la finanza allegra e senza responsabilità.
C’è il rischio, però, che il ministro faccia ricorso a quella che viene definita amnesia selettiva. E dica di non ricordare.

Ps: uscite le notizie sulla relazione della Corte dei Conti, l’Agenzia delle entrate si è premurata di assicurare che, comunque, si sta adoperando per recuperare quel mancato introito. Iniziativa lodevole, che però si deve alla stagione del governo Prodi quando ci si rese conto che, versata la prima rata del condono, molti si ritennero liberati dal versamento delle successive. Oggi cogliamo il risultato di un atteggiamento rigoroso e puntuale nel contrasto all’evasione avviato del governo di centro sinistra.

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