IL SOGNO SI E’ REALIZZATO

05 Nov
5 novembre 2008

Le lacrime del reverendo Jackson rappresentano probabilmente l’immagine più emblematica di questa notte straordinaria che ha portato alla carica di presidente degli Stati Uniti un uomo di colore.
Nelle lacrime dell’uomo che è stato al fianco di Martin Luther King, anche nel giorno del suo assassinio, ci sono gli oltre 40 anni di lotte contro la discriminazione, il razzismo e l’ignoranza.
Siamo di fronte a un pezzo di quel sogno, di quel “I have a dream”, che ha purtroppo impiegato così tanto per vedersi realizzato, ma che oggi trova, finalmente, una incarnazione concreta e riconosciuta.
Ma se questo è forse il dato più rivoluzionario della vittoria di Obama, ci sono altri aspetti positivi, nuovi e portatori di speranza in uno scenario mondiale che soprattutto negli ultimi tempi, aveva purtroppo dato segnali negativi e preoccupanti.
I cittadini americani hanno dato una grande prova di coesione di fronte ad un progetto di cambiamento. Una nuova frontiera, per usare il termine di un precedessore illustre d Obama, che potesse portare fuori dalle secche economiche e politiche l’America di George Bush. E non a caso nel nuovo presidente degli Stati Uniti erano riposte le speranze non solo degli americani, ma di tantissimi cittadini del mondo.
Ora voltare pagina è possibile. La democrazia americana ha dimostrato di essere viva, vitale, dinamica, aperta alle novità quando queste sono serie, coerenti, concrete. E lo stesso discorso di Mc Cain, nel riconoscere con dignità la sconfitta, testimonia la solidità di quel paese sotto il profilo del rispetto dell’avversario politico, pur nell’asprezza di una campagna che non ha certo risparmiato colpi bassi.
Ora toccherà ad Obama non deludere queste grandi aspettative. Certo, non sarà difficile fare meglio dell’amministrazione Bush, una delle peggiori che la storia dell’Occidente ricordi, checché ne dica il nostro presidente del consiglio. Ma le sfide che stanno davanti al nuovo presidente democratico sono colossali, a cominciare da quelle economiche e sociali.
Toccherà a Obama cambiare e risollevare il volto degli Stati Uniti nel mondo. Trasformare l’immagine di un paese che sotto gli otto anni di Bush, con l’alibi sempre meno credibile della minaccia terroristica, è stata capace solo di mostrare i muscoli sprezzante degli equilibri e delle complessità internazionali.
Purtroppo la vittoria di Obama è anche uno specchio impietoso che mostra senza veli, ancora una volta, le piccinerie di casa nostra. Prima le dichiarazioni infelici del senatore Gasparri, evidentemente capace di guardare solo all’asfittico panorama politico nostrano, poi le sottolineature superflue e quasi ovvie del ministro Frattini sul fatto che le relazioni tra i due Paesi resteranno salde e intense, come se Obama potesse mettere a rischio tutto ciò.
Ma oggi è una giornata troppo importante per dilungarsi su questo.
Godiamoci quanto di bello ci è arrivato dal paese di Roosvelt, Kennedy e, da oggi, di Obama.

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