L’EUROPA E’ ECO-SOSTENIBILE, IL GOVERNO ITALIANO ANCORA NO

22 Nov
22 novembre 2008

La buona notizia è che l’Unione europea sembra decisa a varare un piano da 130 miliardi di euro per sostenere l’economia dei paesi membri puntando su infrastrutture e ambiente. Quella cattiva è che ci sono molto dubbi sulla capacità del governo italiano di saper cogliere l’opportunità, soprattutto per quanto riguarda gl interventi e gli investimenti sull’economia verde.
Secondo quanto si è appreso finora, i governi europei potranno abbassare in modo mirato le tasse o aumentare la spesa nei settori strategici, sui quali confluiranno rapidamente anche parte dei fondi europei spostati da altri voci del bilancio comunitario. Previsto anche il sostegno all’occupazione, mentre per supportare le fasce deboli della popolazione la Commissione consiglierà di "ridurre" la tassazione sul lavoro per i salari più bassi.
L’aspetto ancora più positivo è che la concessione di fondi Ue sarà più veloce e le risorse saranno ridirezionate su investimenti in tecnologie pulite, mentre la Banca europea per gli investimenti (Bei) aumenterà di 5-10 miliardi l’anno i finanziamenti alle industrie che scommetteranno su riduzione del Co2, sicurezza energetica e infrastrutture. E oltre a ricerca e sviluppo, l’efficienza energetica è uno dei punti centrali, con la Commissione che potrebbe varare l’Iva ridotta per prodotti e servizi a basso consumo, comprese case e palazzi pubblici verdi.
Si tratta di provvedimenti che vanno nella direzione giusta, soprattutto perché considerano i temi ambientali opportunità di sviluppo piuttosto che impedimenti o ostacoli.
Tutto il contrario di quanto ha fatto sino ad ora il governo italiano, che ha sfiorato il ridicolo opponendosi goffamente all’indicazioni di Bruxelles per quanto riguarda gli obiettivi di riduzione delle emissioni in atmosfera. Per stare sul tema ecologico, l’esecutivo si dimostra europeista a targhe alterne. Strenuo difensore dell’Unione europea quando sono in arrivo contributi, inflessibile oppositore di fronte a regole da rispettare.
Grazie a questo atteggiamento miope ora l’Italia è il fanalino di coda, rispetto agli altri paesi membri, per quanto riguarda le politiche ambientali, dimenticando o non capendo quanto potrebbe invece essere conveniente investire sull’economia verde e sulla sostenibilità.
Sono ormai diversi anni che i paesi più avanzati, soprattutto del Nord Europa, hanno creato veri e propri settori produttivi dedicati alla realizzazione di tecnologie eco-compatibili e legati all’ambiente, realizzando profitti importanti. Senza contare le connessioni etiche che un’economia attenta all’ambiente porta con se.
E’ chiaro, infatti, se le imprese, da sempre considerate come una delle principali fonti di inquinamento, sono le prime ad investire sulle produzioni pulite, il messaggio culturale che viene lanciato è molto efficace anche nei confronti dei cittadini sollecitati da tempo a comportamenti ecologicamente virtuosi.
Purtroppo di tutto questo, in Italia, se ne parla ancora troppo poco. Le stesse imprese, di fronte ai parametri fissati dall’Unione europea, hanno espresso un parere negativo, definendo quelle regole esclusivamente impedimenti e ostacoli allo sviluppo.
Oggi però certe scelte non sono più rinviabili. E occorrono coraggio e capacità da parte di tutti per lasciarsi alla spalle un modello non più sostenibile.
L’auspicio, purtroppo ben poco supportato finora, è che le misure annunciate possano far invertire la rotta ad un governo poco attento ad uno dei temi più importanti e strategici per il presente e soprattutto per il futuro.

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