L’ETERNO RITORNO DEL CAIMANO

11 Dic
11 dicembre 2008

Il Caimano è tornato. O forse non se n’era mai andato. Ci sono momenti della vita politica italiana, come in questi giorni, in cui si manifesta con ancora più forza la fame di potere di Berlusconi. E’ lo stesso Berlusconi che in campagna elettorale aveva sottolineato come le riforme andassero fatte in modo condiviso.
E invece l’idea annunciata ieri urbi et orbi di mettere mano alla Costituzione sui temi della giustizia  a colpi di maggioranza, invitando poi il “popolo” alla ratifica e alla conferma, non è altro che un’idea autoritaria. Una delle tante alle quali il premier sembra molto affezionato.
Bene ha scritto oggi il direttore di Repubblica sulla questione.
Siamo davanti – dice Ezio Mauro –  non a una riforma, ma a una modifica nell’equilibrio dei poteri, che va ancora una volta nella direzione di sovraordinare il potere politico supremo dell’eletto dal popolo, facendo infine prevalere la legittimità dell’investitura del moderno Sovrano alla legalità. Eppure, è il caso di ricordarlo, la funzione giurisdizionale è esercitata "in nome del popolo" perché nel nostro ordinamento è il popolo l’organo sovrano, non il capo del governo. Altrimenti, si torna allo Statuto, secondo cui "la giustizia emana dal Re, ed è amministrata in suo nome".
Evidentemente tutto questo è più forte di lui. E’ l’idea di “abusare” degli spazi di potere e di consenso e di maggioranza di cui si dispone non per interpretarli al meglio e al servizio del Paese, ma per piegare le regole agli interessi della sua maggioranza o, peggio ancora,  di esigenze personali e aziendali.
E’ un atteggiamento arrogante e pericoloso, che ha effetti distruttivi per la qualità democratica e per un Paese che avrebbe assoluto bisogno di uno spirito di coesione e di collaborazione. I problemi sono tali e tanti, la crisi sta incidendo profondamente nella società e il 2009 sarà durissimo per tantissime famiglie.
E invece, il premier, che potrebbe governare da vero statista grazie ai numeri che ha, sembra infischiarsene dei problemi, occupandosi esclusivamente delle regole per se.
Una conseguenza concreta ed evidente di questo clima lo riscontriamo anche nelle istituzioni e in Senato, dove stavamo provando ad avviare un percorso di confronto e di merito su un tema importante come il federalismo fiscale. Sembrava che le tre commissioni potessero ben operare, si trattava un approfondimento utile e interessante per analizzare il Paese e i suoi mutamenti, per modernizzare e rendere più efficiente il parlamento e le istituzioni, per controllare gli sprechi la spesa pubblica.
E’ chiaro, però, che se qualcuno prende a martellate l’opposizione e sfascia tutto, non può certo aspettarsi il dialogo e la collaborazione.
Quelle posizioni ci hanno obbligato a chiedere un chiarimento alla maggioranza in Senato, e anche un percorso che poteva essere condiviso e frutto di un confronto serio sul sistema Italia viene messo a repentaglio da un premier che sembra agire avendo in mente esclusivamente il Piano di rinascita nazionale scritto dalla loggia cui apparteneva. L’obiettivo non è nemmeno tanto nascosto: governare la crisi in modo autoritario, senza salvaguardare i reali interessi dei cittadini.
E’ però indispensabile che insieme alla tenacia dell’opposizione, si manifesti chiaramente anche uno scatto delle forze organizzate, dell’opinione pubblica, del sistema dei media ancora indipendenti per avere una reazione del Paese che deve tutelare i propri interessi .
Questo vale anche per domani. Spero infatti che lo sciopero funzioni e sia molto partecipato. Devono essere evidenti le reazioni e i bisogni delle persone che vivono del proprio reddito.
Anche sulla vicenda che coinvolge qualche amministrazione locale (casi comunque da analizzare per quelli che sono) e fermo restando che è indispensabile essere specchiati nello stile e nei comportamenti come valore da salvaguardare e da mantenere, credo che si stiano facendo troppe generalizzazioni. E’ chiaro l’attacco al PD, anche se è proprio il caso di dire “da che pulpito”. Questo è il frutto di una mentalità “naturalmente” autoritaria che, nelle fasi difficili e di crisi, anziché stimolare la valorizzazione di tutte le forze e le energie del Paese, punta ad indebolire un’opposizione o un sindacato troppo tonici con l’obiettivo di far pagare la crisi ai ceti più deboli, ai lavoratori dipendenti, ai pensionati.
Il premier sappia, però, che qui nessuno si fa intimorire.

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