VILLARI, LA SCENEGGIATA INFINITA

05 Dic
5 dicembre 2008

Cala il sipario sulla vicenda Villari. Ieri in Senato si è consumato probabilmente l’ultimo, sconcertante atto, di una vicenda che stenta a trovare una definizione calzante e convincente.
Eravamo infatti stati chiamati a valutare il ricorso del senatore Villari contro l’espulsione dal gruppo del PD al Senato.
E in poche ore si è manifestata una delle sceneggiate più incredibili a cui mi sia mai capitato di assistere.
Con un mossa discutibile, Villari aveva fatto recapitare a ciascun senatore del gruppo una lettera nella quale, proprio come un Candido caduto dalle nuvole, si dipingeva come la vittima di un provvedimento autoritario, privato persino del diritto di motivare la decisione che lo aveva portato ad accettare la candidatura e l’elezione con i voti della sola maggioranza. Nella missiva Villari manifestava anche la propria disponibilità ad un confronto e ad un colloquio con ciascun senatore del gruppo.
E’ stato chiaro sin dall’inizio che ci trovavamo di fronte ad una vera e propria messa in scena napoletana.
La conferma si è avuta non appena Villari ha ricostruito la vicenda senza precedenti che lo ha visto protagonista. Una ricostruzione al contrario, dove la responsabilità viene addossata all’Italia dei Valori e ai vertici del Pd, colpevoli a suo dire di aver mantenuto un atteggiamento troppo rigido e ottuso nella vicenda della Commissione di vigilanza. Atteggiamento che ha impedito di trovare uno sbocco positivo e condiviso sulla vicenda.
In sostanza, sostiene Villari “si caccia il sottoscritto per coprire le responsabilità e gli errori della direzione politica e della presidenza del gruppo”.
E’ ovviamente un racconto della fantasia e a questo punto ci si chiede quanto ci sia da imputare ad una visione distorta della realtà o invece ad un disegno preciso.
Che ci fosse un’impasse politica sulla Vigilanza Rai era del tutto evidente: ma questo nulla toglie alla responsabilità individuale di un senatore dell’opposizione divenuto strumento consapevole di una maggioranza che prevarica la minoranza con un atto unilaterale.
Per antica prassi, il presidente di quella commissione è indicato dall’opposizione. E la maggioranza a quello deve attenersi. Così fece il centro sinistra votando Storace, che di moderato non aveva nemmeno il colore della cravatta. Ma quella era l’indicazione della minoranza di allora. E a nulla vale il paragone con Pecorella, la cui indicazione arrivava per un ruolo di assoluta delicatezza come quello di giudice costituzionale. Le recenti vicende di Pecorella, primi fra tutti i procedimenti in corso sui quali la Corte sarebbe stata chiamata  a decidere, rendevano del tutto inopportuna la sua candidatura a giudice costituzionale e costituivano un impedimento insormontabile, a prescindere dal giudizio politico o personale sul personaggio.
Un’altra perla di Villari è stata poi l’accusa, incredibile, alla presidenza del gruppo per non averlo difeso da una campagna di aggressione e per non aver tutelato la sua onorabilità. Ma l’onorabilità di ciascuno è determinata dai gesti che compie. L’onorabilità è come il coraggio di Don Abbondio: se uno non ce l’ha, non se la può dare.
Villari ha poi superato ampiamente il ridicolo quando ha esaltato il ruolo delle istituzioni che si sarebbe prodigato a difendere e nel farsi scudo del rispetto dovuto ad una carica come quella che lui ricopre. Sul rispetto, ovviamente, vale lo stesso discorso fatto poc’anzi per l’onorabilità.
Al termine di questa pantomima, il colpo di teatro finale: il ritiro del ricorso e l’accettazione del provvedimento di espulsione dal Partito democratico, contraddicendo palesemente quanto aveva detto nella lettera sulla disponibilità a confrontarsi con i membri del gruppo parlamentare.
In tutto questo, l’impressione che resta è quella di un personaggio scarsamente credibile e  contraddistinto da una doppiezza di fondo. E’ infatti ormai chiaro che si è trattato sin dall’inizio di un comportamento studiato e calcolato per poter restare in quella carica sulla base di un accordo sottoscritto con il centro destra.
Ma questo tipo di manovre sono come le bugie: hanno le gambe corte. E vanno veramente poco lontano.

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