IL MONDO FATATO DI BERLUSCONI E TREMONTI

19 Gen
19 gennaio 2009

Un deficit italiano che si avvicina al 4%. I numeri dell’Unione europea confermano quanto da tempo era nelle previsioni e, purtroppo, ad oggi non trovano elementi di smentita.
La situazione italiana è molto seria, sia dal punto di vista dell’andamento dei settori produttivi, sia per i gravi riflessi che si stanno riversando sull’occupazione e sull’andamento generale delle esportazioni e dei consumi.
Non fa certo stare meglio il fatto che anche gli altri paesi industrializzati stiano attraversando crisi altrettanto pesanti: la differenza del nostro Paese, infatti, è la situazione assai precaria dei conti pubblici e del debito, elemento che si aggiunge in maniera decisiva ad una congiuntura difficilissima.
Di fronte a questi dati di fatto, stride in modo evidente l’atteggiamento di bassissimo profilo del governo, soprattutto del premier e del ministro dell’economia, i quali non perdono occasione per minimizzare la gravità della situazione e ripetono in modo stucchevole inviti all’ottimismo che non hanno ragion d’essere e non risolvono nemmeno uno dei tanti problemi all’ordine del giorno.
Tremonti, ancora ieri sera, ha ripetuto per l’ennesima volta che si tratta di una crisi finanziaria, lasciando intendere una fantasiosa stabilità dell’economia reale. Forse questo è vero nel mondo irreale che Berlusconi e Tremonti stanno cercando di spacciare per vero. La realtà è che la crisi, da mesi ormai, dalla finanza si è trasferita armi e bagagli nell’economia reale.
In questo quadro, il governo italiano non sta facendo assolutamente nulla. L’unica attività, che ricorda quel bambino che voleva svuotare il mare con un secchiello, è quella di  tenere sotto controllo i conti. I dati della Ue citati poc’anzi dimostrano invece che non sono in grado di fare nemmeno quello.
In realtà il governo è alla finestra e osserva, forse anche un po’ annoiato. Nessuno nasconde la peculiarità e la gravità della situazione italiana rispetto ad altri paesi, ma da qui, a non fare niente, è da totali irresponsabili.
Non è simpatico doversi ripetere e dire che si era stati facili profeti, ma oggi si fanno purtroppo sentire gli errori compiuti in estate, quando si sono letteralmente bruciate inutilmente risorse nell’abolizione dell’Ici e con la vicenda Alitalia. Così come presenta il conto la mano leggera tenuta nella lotta all’evasione fiscale.
Oggi mancano all’appello risorse che avrebbero potuti essere investiti per le imprese, sui salari, sui pensionati e per aumentare il numero e l’efficacia degli ammortizzatori sociali. Il sereno è ben lungi dall’arrivareQ !ui non ha ancora smesso di grandinare.
Secondo stime attendibili sono 6-700 mila le persone che rischiano il posto di lavoro nei prossimi mesi. In gran parte lavoratori precari. L’impatto negativo sull’occupazione  e sulla tenuta delle condizioni di vita per tantissime famiglie si fa già sentire in modo concreto. Ed è sconcertante che Tremonti aspetti, semplicemente, che passi l’onda. A questo punto non si capisce nemmeno se si tratti di imperizia o di cinismo. Di sicuro, ora si fa solo della propaganda.
Le reazioni alle dichiarazioni di Almunia sono state che l’Italia reagisce meglio alla crisi. Ma è esattamente il contrario: mentre gli altri Paese mettono in campo concrete manovre anticicliche, qui si fa filosofia spicciola e non si incide di una virgola su quanto sta accadendo.
Oggi, più che mai, è indispensabile che si riuniscano intorno a un tavolo governo, parti sociali, imprese e, perché no, opposizione, per mettere a punto misure anti-crisi condivise, efficaci, immediate.
In tutto questo è certamente una speranza il nuovo ciclo politico che si avvia negli Stati Uniti in questi giorni. L’augurio è che la presidenza Obama possa rappresentare una svolta i cui effetti si sentano presto anche da questa parte dell’Oceano.
E’ evidente, però, che bisogna essere in grado di intercettarla la svolta. Oggi, stando così le cose, l’impressione è che sia purtroppo molto concreto il rischio di perdere l’ennesimo treno.

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