UNA PROVA POSITIVA DI RIFORMISMO

26 Gen
26 gennaio 2009

L’approvazione al Senato del disegno di legge delega sul Federalismo fiscale è un buon risultato per il Partito Democratico. Sono d’accordo con quanto scritto da Scalfari che si tratti ancora di un contenitore che va riempito, però mi preme sottolineare come, nella discussione parlamentare, siamo riusciti a cambiare radicalmente l’impostazione iniziale che aveva i tratti di un federalismo egoista.
Nella versione approvata al Senato, infatti, sono sparite gran parte delle forzature ideologiche che la Lega e tutto il Centro Destra avevano assunto adottando il disegno di legge della  Regione Lombardia, a vantaggio invece di un sistema che offre più elementi di controllo e di garanzia, affidando un ruolo di monitoraggio e di indirizzo da parte del Parlamento.
E’ evidente  che una legge delega lascia molti margini al governo e dovrà essere guardato con attenzione lo spazio di manovra che l’esecutivo vorrà prendersi. Su questo, ovviamente, vigileremo.
Ma sono convinto che abbiamo fatto bene, come partito riformista, a stare al merito delle questioni poste dal tema del Federalismo fiscale. Oggi, il sentimento largamente condiviso dall’opinione pubblica sulla spesa pubblica e sul funzionamento dello Stato lascia molto insoddisfatti. Opporsi pregiudizialmente ad una riforma dell’organizzazione statale, dei rapporti fra centro e periferia, ci avrebbe inevitabilmente connotati come conservatori. Noi condividiamo l’idea della trasparenza del funzionamento della Pubblica amministrazione, così come ci sta a cuore rendere uniforme la qualità dei servizi resi ai cittadini in tutte le regioni italianie
Ovviamente non si tratta di una delega in bianco. Vigileremo sin da ora che non vengano introdotte delle distorsioni e contiamo di vedere al più presto i conti di questa operazione. Ci preoccupa l’idea che si possa far partire il meccanismo senza aver prima definito con chiarezza la carta delle autonomie e quindi impegni di spesa, ruoli e funzioni degli enti e della Pubblica amministrazione. E’ solo da una valutazione dei conti, infatti, che si può avere la certezza che i principi vengano rispettati e onorati.
Ed è questa la vera perplessità: è difficile che riforme di tale portata possano avviarsi senza richiedere risorse aggiuntive che ne accompagnino l’avvio. Nella prima fase certamente costerà di più, anche se sul lungo periodo potrà dare benefici a tutto il sistema. Ma ora il momento è delicato e le risorse sono quasi nulle per Comuni ed enti locali.
Resto però convinto che il PD abbia tenuto un atteggiamento giustamente critico, contribuendo a migliorare il testo. E’ chiaro che la partita non finisce qui: ci sarà il passaggio alla Camera e probabilmente il ritorno in Senato. Questo però dimostra che noi non abbiamo chiusure pregiudiziali e se qualcuno vuole fare funzionare il parlamento come si deve, il nostro contributo c’è ed è concreto.

Cambiando radicalmente argomento, non posso non fare una riflessione sul tema della sicurezza. Nessuno vuole speculare sui fatti di cronaca di questi giorni, ma questo mese di gennaio è stato terribile sia come numero di episodi, che come gravità degli stessi.
Purtroppo è la dimostrazione di come la demagogia, la superficialità siano armi del tutto inefficaci e alla fine controproducenti per chi vuole combattere questi fenomeni. Le politiche della sicurezza si affrontano nel medio e lungo periodo con interventi mirati, ponderati e vanno necessariamente affiancate da misure di carattere sociale, che puntino sulla prevenzione.
Oggi invece il governo si trova di fronte al cumulo di macerie generato dalle sue stesse politiche urlate ed è triste vedere come si ricorra ancora, nonostante tutto, alle vecchie parole d’ordine della chiusura, dell’intolleranza, invocando addirittura l’esercito.
Se non si coglie la necessità di un intervento più lungimirante, con forte connotazione sociale, staremo sempre a rincorrere le emergenze compresa quella drammatica della violenza alle donne, che richiede di per se una riflessione seria sui valori che si affermano nella società. Di tutto c’è bisogno, su un argomento come questo, fuorché di battute stupide e volgari.
E’ del tutto inutile una politica che finora ha costruito solo mostri e vittime, ma non ha risolto nessuno dei problemi che colpiscono le nostre comunità.

Chiudo questo post con una nota molto dolorosa. Riguarda un’amica che non c’è più. Paola Manzini. Mi è sembrato molto tenero e sentito il saluto che Anna Finocchiaro le ha voluto fare in occasione della cerimonia semplice e commovente che si è tenuta a Vignola sabato scorso.
Di fronte a vicende come questa, tutto assume un contorno diverso e siamo spinti naturalmente a ripensare profondamente le scale di valori che ci accompagnano tutti i giorni.
Di fronte alla sfuggente ed effimera vicenda umana delle persone si resta mesti, sgomenti, con una grande tristezza nel cuore. Ci resta il ricordo. E quello di Paola è il ricordo di una persona vitale, generosa, appassionata.

Share on Google+Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedInEmail this to someonePrint this page
0 commenti

Lascia un commento

Vuoi unirti alla discussione?
Contribuisci!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

© Copyright - Giuliano Barbolini